Perché chi attende la terza dose deve fare il tampone per il cenone?

La protezione delle prime due dosi di vaccino anti Covid decresce in fretta ed è opportuno fare un tampone in vista dei ritrovi per le feste. Le parole del premier Draghi e i consigli degli esperti

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newsby Alessandro Boldrini24 Dicembre 2021


A fare da apripista è stato ieri, 23 dicembre, il presidente del Consiglio, Mario Draghi, durante la conferenza stampa di fine anno a Palazzo Chigi. “Non è esclusa l’applicazione del tampone, perché abbiamo un periodo del green pass in cui la protezione delle prime due dosi (del vaccino anti Covid, ndr) decresce rapidamente e la terza dose non è ancora stata fatta”.

In questo lasso di tempo, ha aggiunto il premier, può essere utile fare un tampone per vedere se uno è positivo”. In vista del cenone della Vigilia o del pranzo di Natale, numerosi italiani saranno di fatto “costretti” ad affollare le già sovraccariche farmacie (come nel caso di Milano) alla caccia di un tampone prima di riunirsi con i parenti per i festeggiamenti.

I timori in vista del cenone per chi attende la terza dose


In molti, infatti, sono accomunati dalla stessa situazione. Hanno già fatto le prime due dosi del vaccino anti Covid, sono in possesso di un regolare green pass in corso di validità e sono in attesa – chi impazientemente, chi meno – di ricevere la terza somministrazione. Tutto sotto controllo, verrebbe da dire. E invece no, perché anche dopo due dosi non si può stare certi di essere immuni.

Lo dicono diversi studi, che rivelano come l’efficacia delle prime due somministrazioni del vaccino tenda a decrescere in fretta nel corso dei mesi. In genere, la protezione inizia a calare dopo i primi 5-6 mesi. Motivo per cui si è deciso di anticipare la terza dose (quando è possibile) a quattro mesi dalla seconda. Resta però il fatto che il green pass ha attualmente una validità più lunga rispetto alla copertura vaccinale che certifica.

Dal 1° febbraio cambia la durata del green pass

Almeno fino al prossimo 1° febbraio, quando – secondo il decreto Festività – la durata della certificazione verde scenderà da nove a sei mesi. Una misura di emergenza che il Governo ha deciso di adottare nel pieno dell’avanzata della variante Omicron per far fronte a quel “Limbo” di vaccinati in attesa di terza dose. Nulla a che vedere, sia chiaro, con i cosiddetti No booster di cui parliamo qui.

A questo punto, in molti si staranno chiedendo: nel frattempo, cosa bisogna fare? L’esecutivo non ha dato istruzioni in merito, ma solo dei consigli. L’ideale è appunto quello di fare un tampone per verificare eventuali casi di positività asintomatica prima di riunirsi con i parenti per cenoni e feste. La tipologia di test, però, non dipende dalle “preferenze” dei singoli, bensì dalle disponibilità.

Il virologo: “Tampone non è una regola, ma buonsenso”


In Lombardia, ad esempio, i più fortunati riescono a cavarsela con un kit fai-da-te, visto che le farmacie e gli hub per i tamponi sono presi d’assalto. Il consiglio è lo stesso di alcuni esperti, come Giovanni Di Perri, virologo dell’Amedeo di Savoia di Torino. “Il mio pranzo di Natale sarà con i miei suoceri. Quindi prima che arrivino mi farò il tampone e così mia moglie e i miei figli: se uno è positivo annullo tutto.

“Questo non è scritto nelle regole ministeriali, ma fa parte del buonsenso. Non voglio avere sulla coscienza qualcuno che potrebbe soffrirne o morire. Sono dolori di coscienza – ha aggiunto il virologo –. Questo è un Natale particolare, certe cose sono andate meglio grazie ai vaccini, ma purtroppo non proteggono in maniera assoluta.

“Sta arrivando l’Omicron che contagia facilmente – ha concluso Di Perri –. Servono quelle precauzioni come i tamponi per condividere gli spazi al chiuso. In questo momento ci sono Regioni che hanno già il 30% della Omicron ed è destinata in pochi giorni a prendersi tutto il Paese.


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