Mascherine in tessuto: è ora di riporle nel cassetto? Cosa dice la scienza

Diversi studi hanno emesso una comune sentenza: per proteggersi non basta la stoffa, che anche a più strati non filtra particelle e droplets

Mascherine in tessuto: è ora di riporle nel cassetto? Cosa dice la scienza
Foto: Vera Davidova, unsplash.com
newsby Francesco Lucivero3 Gennaio 2022


Le mascherine in tessuto, che sin dalle prime settimane di pandemia sono state largamente utilizzate come strumento di protezione dal Covid-19 (tranne in ambienti specifici, come quelli ospedalieri), dovrebbero invece essere riposte nel cassetto. Definitivamente.

Il monito arriva dal Wall Street Journal, che cita studi specifici e pareri di esperti in materia secondo cui le mascherine di stoffa a uno o più strati, di fatto, non filtrano le particelle d’aria e le cosiddette droplets, le goccioline che possono “trasportare” il virus. Di contro, possono essere addirittura dannose. Perché creano un falso senso di sicurezza e possono così favorire i contagi.

 

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Addio alle mascherine in tessuto? Cosa dice la scienza

Sull’utilità delle mascherine in tessuto si è dibattuto spesso in questi due anni di pandemia. Non è un caso, dunque, che i ricercatori di tutto il mondo abbiano condotto diversi studi per verificarne l’effettiva efficacia. Fra questi spicca un’indagine scientifica condotta da un’equipe di 22 ricercatori provenienti da università di Usa, Australia e Bangladesh, pubblicata a fine agosto 2021.

Lo studio ha coinvolto 600 villaggi bengalesi e un totale di 340mila persone che hanno consapevolmente scelto quale protezione indossare, fra una mascherina chirurgica riutilizzabile e una di stoffa a tre strati. Nonostante lo spessore di quelle in tessuto, il vantaggio è stato nullo. Anzi, il team di ricerca ha chiarito come i numeri relativi ai contagi nei villaggi protagonisti dell’indagine determinino una sostanziale inadeguatezza della mascherina in tessuto contro la diffusione della Sars-Cov-2.

Omicron “declassa” anche le mascherine chirurgiche

Ha confermato le conclusioni dell’equipe di ricerca internazionale, più recentemente, la dottoressa Monica Gandhi, specialista in malattie infettive alla University of California San Francisco. La ricercatrice, nel corso dei suoi studi specifici, ha emesso la stessa sentenza: le mascherine in tessuto non proteggono efficacemente contro il Covid-19.

La dottoressa Gandhi, analizzando poi la situazione relativa ad Omicron, è andata anche oltre, “bocciando” anche le semplici mascherine chirurgiche. La causa è nella contagiosità più forte della variante scoperta in Sudafrica. Sotto accusa, come per le mascherine in tessuto, la capacità di filtrazione di particelle di aria e goccioline. “Se vogliamo proteggerci dal virus, dobbiamo indossare le mascherine giuste ha ribadito la dottoressa a Fox News.

Secondo la ricercatrice, le mascherine efficaci sono quelle con certificazione europea FFP2 o le equivalenti N95 (certificazione americana), KN95 (certificazione cinese) e KF94 (certificazione coreana). Non a caso, in Italia, le recenti disposizioni del governo hanno ampliato proprio l’uso delle FFP2. Sono infatti obbligatorie per chi assiste a uno spettacolo pubblico o a un evento sportivo, per chi viaggia sui mezzi pubblici e per chi ha avuto un contatto stretto con un positivo ma, in base alle nuove regole sulla quarantena, è soggetto solo all’autosorveglianza.


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