Coronavirus, cambia l’incidenza per età: “Ora più a rischio i 40enni”

Coronavirus e relativo contagio nell'analisi del presidente dell'Iss Brusaferro: "Epidemia oggi largamente diffusa in tutta Italia, non più localizzata"

newsby Redazione28 Ottobre 2020



L’indice Rt, che descrive la velocità di diffusione del Coronavirus, dà l’idea della crescita che stiamo vivendo. È in tutte le Regioni superiore a 1 e molte realtà lo superano ampiamente“. Sono le parole che ha pronunciato il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, durante l’audizione in Commissione Igiene e Sanità del Senato.

Coronavirus: come è cambiata la diffusione

Brusaferro ha poi aggiunto: “Siamo arrivati fin qui dopo un periodo estivo con numeri limitati e un periodo settembrino in lieve e progressivo aumento, che ha avuto il suo picco nelle ultime due settimane“. Nel frattempo la diffusione del Coronavirus ha cambiato di nuovo volto, concentrandosi su una fascia di popolazione ancora diversa. Sia rispetto ai mesi della sua prima grande diffusione, sia al periodo della “tregua” estiva.

L’indice Rt ci dice un altro elemento importante – ha spiegato Brusaferro analizzando i numeri sui contagi da Coronavirus –, che è quello dell’età mediana delle persone che contraggono l’infezione. Vedete che oggi è collocata intorno ai 40 anni. Nel periodo di picco eravamo un po’ più alti, intorno ai 60-70 anni. Durante il periodo estivo è stata invece significativamente più bassa, perché era intorno ai 30 anni“.

L’incidenza per fasce d’età dall’inverno in poi

Questo ci dice chi si ammala di Coronavirus. Ma soprattutto i grafici a lato dimostrano come effettivamente l’incidenza per fasce d’età sia molto elevata fino a 50 anni. Anche tra i 50 e i 70 è importante, mentre fortunatamente si è abbassata per chi ha più di 70 anni“, ha aggiunto il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità.

La prima ondata di Coronavirus, tra febbraio e maggio, fu particolarmente severa con le fasce di popolazione dall’età più elevata. Già nel corso dell’estate era stata comunque rilevata un’incidenza maggiore nei confronti dei più giovani, soprattutto perché maggiormente esposti ai rischi di assembramento in concomitanza con il periodo delle vacanze.


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