Nutri-score: che cos’è e perché sta scatenando tante polemiche in Italia

Nutri-score, sistema di classificazione alimenti con "etichette a semaforo", sottoscritto anche da Ricciardi. Ma è giudicato "anti-italiano": ecco perché

Nutri-Score
Nutri-Score
newsby Marco Enzo Venturini17 Marzo 2021


Da diverse ore è esplosa una nuova polemica tutta italiana, su una vicenda però che riguarda il rapporto tra il nostro Paese e le disposizioni comunitarie dell’Unione europea. Argomento del contendere, questa volta è il Nutri-score. Si tratta di un sistema di etichettatura sviluppato in Francia e che permette di classificare gli alimenti in base alle proprie caratteristiche nutrizionali. E che ha scatenato un autentico vespaio all’interno dei nostri confini.

La firma di Ricciardi e un uragano di polemiche

Il tutto è partito nel momento in cui Walter Ricciardi, igienista dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza, ha deciso di sottoscrivere il famigerato Nutri-score. Tra gli scienziati europei che si sono spesi tramite la loro firma all’introduzione della cosiddetta “etichetta a semaforo” c’è infatti anche il luminare italiano. E le critiche, nei suoi confronti, sono state numerose e molto severe.

Durissimo è stato Stefano Patuanelli, il più autorizzato a intervenire sull’argomento dato che ricopre il ruolo di ministro delle Politiche agricole. In audizione alla Commissione Agricoltura della Camera ha infatti tuonato: “Voglio essere chiaro, questa è una battaglia che l’Italia deve fare come sistema Paese. L’obiettivo è dare informazioni veritiere ai cittadini. Il sistema Nutri-score è un pericolo reale che potrebbe compromettere il sistema agroalimentare italiano“.

Tra i più severi nei confronti di Ricciardi spiccano anche Matteo Salvini e Giorgia Meloni. “Se fosse vero che ha firmato un appello francese in favore del Nutri-score, in opposizione al sistema Nutrinform a cui ha aderito il governo Italiano, si dimetta dal suo incarico“, ha dichiarato il segretario della Lega. “Ennesimo assalto alle nostre eccellenze agroalimentari“, è invece il giudizio della leader di Fratelli d’Italia. Ma perché questo sistema appare così “anti-italiano”?

Perché il Nutri-score contrasta le eccellenze italiane

Per scoprirlo conviene analizzare quali siano i parametri secondo i quali il Nutri-score valuta un alimento come salutare o nocivo. A svilupparlo, a partire dal 2013, un gruppo di ricercatori universitari francesi denominato EREN (Equipe de Recherche en Epidémiologie Nutritionnelle). A capo del progetto il nutrizionista Serge Hercberg, che lo ha basato sulle tabelle nutrizionali della Food Standards Agency del Regno Unito.

Peccato che, secondo gli studi di autorevolissimi nutrizionisti, la classificazione del Nutri-score si basi su criteri non propriamente scientifici. Infatti si sostiene che i grassi siano genericamente nocivi, non facendo distinzioni tra quelli che invece sono indispensabili per la salute umana. Addirittura il professor Philippe Legrand lo ha bollato come “un giudizio sul cibo invece che una tabella scientifica.

Le contraddizioni del Nutri-score: l’olio d’oliva e le lenticchie confezionate

Un esempio di scuola riguarda l’olio extravergine d’oliva, classificato con una mediocre C (comunque migliore rispetto al burro, un prodotto naturale seppure grasso che si merita una E, il voto più basso possibile). Nel Nutri-score, invece, tra le A spiccano le “Lenticchie con maiale salato del marchio Jardin Bio. Questo a causa dell’alto contenuto di proteine, ottenute però dopo una lavorazione che include amido di mais, sciroppo di glucosio e zucchero di canna grezzo.

Un sistema, in altre parole, che indirettamente premia prodotti industriali a discapito delle eccellenze del Made in Italy. “Il Nutri-score non è assolutamente contrario alla dieta Mediterranea, anzi è totalmente in accordo con essa. Infatti l’olio d’oliva si classifica C, il miglior punteggio per i grassi aggiunti e gli oli vegetali“, ha spiegato il creatore della tabella, Serge Hercberg. Che però definisce le critiche alla sua etichetta “miti diffusi dalle lobby“. Il modo peggiore, probabilmente, per mettere a tacere le polemiche.


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