M5s: la storia del “capo politico” da Grillo alla sentenza su Conte

Il Tribunale di Napoli annulla la nomina di Giuseppe Conte presidente del M5s: a fare ricorso alcuni attivisti. Ecco come si è evoluto il ruolo negli anni

newsby Marco Enzo Venturini7 Febbraio 2022


Esplode nuovamente il caos nel Movimento 5 Stelle, e ancora una volta al centro delle polemiche c’è Giuseppe Conte. La sua nomina a presidente del M5s, così come la modifica dello statuto, è stata infatti sospesa dal Tribunale di Napoli.

La sentenza contro Conte: promotori alcuni attivisti M5s

A fare ricorso, nel mese di ottobre 2021, furono alcuni attivisti del M5s, difesi dall’avvocato Lorenzo Borrè. Si tratta di Steven Hutchinson, Renato Delle Donne e Liliana Coppola, che si sono fatti portavoce di diverse centinaia di iscritti che hanno partecipato al pagamento delle spese legali con una raccolta di fondi.

Si tratta di una nuova fase di un’esperienza nata in quel 2009 piuttosto vicino dal punto di vista cronologico, quanto lontanissimo dal punto di vista politico. “Oggi il Tribunale di Napoli accoglie il reclamo per la sospensione dell’efficacia delle delibere che hanno modificato lo statuto e incoronato come candidato unico alla presidenza del M5S Giuseppe Conte. In questo modo ripristina il principio della necessità della partecipazione di tutti gli iscritti nell’adozione delle scelte fondamentali del nostro MoVimento“. Queste le parole, rilanciate da ‘RaiNews’, degli attivisti autori del ricorso.

Il capo politico: da Beppe Grillo a Luigi Di Maio

In casa M5s lo snodo attuale rappresenta una spaccatura tra base e vertici mai vissuta prima a tali livelli. La forza politica divenne tale il 4 ottobre 2009, su iniziativa di Beppe Grillo, e si appoggiò sugli attivisti che da anni ne seguivano il blog. Il comico genovese si avvalse della collaborazione di Gianroberto Casaleggio, e di fatto assunse il ruolo di “capo politico”. Pur non candidandosi mai negli anni successivi, lo mantenne fino alle elezioni politiche del 2018.

Fu in vista di quella legislatura (che poi è quella tutt’ora in corso), che il M5s cambiò per la prima volta la propria direzione in maniera prorompente. Luigi Di Maio, già più giovane Vicepresidente della Camera nella precedente legislatura, assunse il ruolo di nuovo capo politico. Fu lui quindi a gestire le trattative per dare vita all’alleanza di governo prima con la Lega e poi con il Pd. Entrambe le esperienze provocarono pesanti allontanamenti dal Movimento. A partire da quello di uno dei suoi nomi forti fin dalle origini: Alessandro Di Battista. Importante ricordare che, nel 2013, analoghe trattative con il Pd portarono a un nulla di fatto.

I probiviri, Rousseau e il nuovo M5s

Da ricordare anche il ruolo del “Collegio dei Probiviri“, sorto nel 2016. Cambiano ogni tre anni e i primi furono Nunzia Catalfo, Paola Carinelli e Riccardo Fraccaro. Si tratta di un “organo di garanzia del M5s che ha facoltà di disporre la sospensione cautelare dell’iscritto e decide in merito alle sanzioni disciplinari e alle espulsioni“. Gli eletti, infatti, da sempre devono rispettare gli accordi presi con gli elettori in nome dell’applicazione più letterale della democrazia diretta.

Quest’ultima sin dal 2009 si è esercitata tramite le votazioni sulla Piattaforma Rousseau. Quest’ultima è stata abbandonata definitivamente dal M5s nel 2021, in uno dei tanti atti di scollamento tra la base e il Movimento. Fino agli scontri tra Di Maio e Conte e la messa in discussione di quest’ultimo.


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