CasaPound, Di Stefano: “Sgombero? Noi vogliamo rimanere”

Il vicepresidente di fronte allo stabile occupato in via Napoleone III a Roma: "Al momento nessuna comunicazione quando arriverà faremo ricorso"

newsby Redazione5 Giugno 2020



Il vicepresidente di CasaPound, Simone Di Stefano, lo dice chiaro e tondo: il movimento non ha intenzione di lasciare lo stabile occupato in via Napoleone III, a Roma. Dopo la diffusione della notizia della notifica di un presunto ordine di sgombero, Di Stefano risponde in maniera perentoria: “Non c’è nessun foglio, nessun sequestro. Quando arriverà, faremo ricorso. Ci sono decine di immobili a Roma occupati e posti sotto sequestro dove sono ancora dentro le famiglie e che non sono stati sgomberati. Con questa operazione, che è un attacco politico, si vuole portare CasaPound in cima alla lista degli sgomberi da fare. Ma non c’è nessuno sgombero in atto e attualmente non è stata notificata nessuna richiesta di sequestro. Noi non sappiamo niente, neanche dell’indagine di cui si parla. Sappiamo soltanto che questo è un attacco che proviene dalla magistratura di sinistra, proviene dal successore di Palamara all’Anm“, il suo affondo.

CasaPound, Di Stefano: “Siamo qui da 16 anni”

Il leader di CasaPound ribadisce il concetto ai giornalisti assiepati sui marciapiedi sotto la sede del movimento. “Non abbiamo intenzione di ascoltare Virginia Raggi o di ascoltare le sue offerte a proposito di quello che vuole fare di questo palazzo. Anche perchè in un’altra palazzina che difendevamo, che era quella di via del Colosseo, le famiglie sono state mandate in campeggio o in un campo nomadi, quindi non so quali strutture recettive possa offrire il comune di Roma – continua Di Stefano -. Siamo qui da 16 anni, mi pare, e abbiamo intenzione di restare qui ancora. Se qualcuno deciderà di fare questo sgombero, vedremo poi cosa succederà il giorno dello sgombero. Noi abbiamo ovviamente intenzione di mantenere l’occupazione e di mantenere il palazzo. Se si vuole trovare una soluzione questo è un palazzo pubblico, lo si può assegnare tranquillamente alle famiglie che vivono qui dentro“, conclude il vicepresidente di CasaPound.


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