Tensione Usa-Iran: da Teheran mandato d’arresto per Trump

La Repubblica islamica ha emesso 36 mandati di arresto per cittadini stranieri, soprattutto americani: spicca il nome del presidente

Truth, il social di Trump
newsby Francesco Lucivero29 Giugno 2020


Torna a salire la tensione fra gli Stati Uniti e l’Iran. La Repubblica islamica ha emesso trentasei mandati di arresto per cittadini stranieri, soprattutto americani, tra i quali spicca il nome del presidente Donald Trump. L’accusa è quella di aver ordinato, preparato o attuato l’uccisione del generale Qassem Soleimani, comandante delle forze al-Quds dei Pasdaran, lo scorso 3 gennaio in Iraq, a Baghdad.

Le accuse iraniane nei confronti di Trump

Ad annunciarlo è l’agenzia di stampa Fars, che cita le parole del procuratore generale di Teheran, Ali Alghasi Mehr. “La magistratura iraniana ha emesso una ‘allerta rossa’ all’Interpol per le persone ricercate, figure politiche e militari – ha dichiarato –. Queste persone sono condannate per ‘omicidio’ e ‘terrorismo’. Il presidente Donald Trump è in cima alla lista e continuerà a essere perseguito anche al termine del suo mandato presidenziale”.

Chi era Soleimani

Soleimani, generale iraniano capo delle milizie al-Quds dei Guardiani della Rivoluzione, la forza d’élite dell’esercito della Repubblica islamica incaricata di compiere le operazioni all’estero, fu ucciso lo scorso 3 gennaio, nel corso di un raid americano vicino all’aeroporto di Baghdad ordinato da Trump a seguito dell’assalto, due giorni prima, all’ambasciata Usa in Iraq.

Per la Cia, Soleimani era uno dei personaggi più influenti dell’area mediorientale, non solo in campo militare. Nel 2007 le Nazioni Unite inserirono il suo nome nella lista delle persone colpite dalla Risoluzione 1747 per il coinvolgimento diretto nel programma nucleare iraniano. Nel 2008 Soleimani mandò un messaggio al generale David Petraeus, allora comandante dell’esercito americano in Iraq, dichiarando di avere in mano la politica dell’Iran in Afghanistan, Iraq, Libano e Gaza e che lo stesso ambasciatore iraniano in Iraq era un membro dei Pasdaran.

Più avanti intervenne direttamente nel corso della guerra civile siriana, iniziata nel 2011, e nel contrasto all’avanzata dell’Isis in Iraq nel 2014. Nel 2017 lanciò un esplicito avvertimento a Trump, chiamandolo “giocatore d’azzardo” e aggiungendo: “Siamo vicini a voi più di quello che possiate pensare. Comincerai la guerra, ma saremo noi a concluderla”.


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