Repubblica Democratica del Congo, riprendono i disordini. Che cosa succede?

Migliaia di congolesi sono nuovamente in fuga nell’est della Repubblica Democratica del Congo: i combattimenti tra l’esercito (FARDC) e i ribelli M23  (che prendono il nome da un accordo, firmato dal governo del Congo-K e da un’ex milizia filo tutsi il 23 marzo 2009) si sono intensificati e i miliziani avrebbero circondato Saké, città strategica sulla strada per Goma, a una ventina di chilometri dal capoluogo del Nord-Kivu.

E anche questa mattina, venerdì 16 febbraio, gli scontri tra i militari di Kinshasa e miliziani dell’M23 sono continuati: verso mezzogiorno una bomba è caduta in un campo per sfollati non lontano dal fiume Mubangu, per fortuna non  sono state registrate vittime. Mentre un’altra, caduta ieri a Kimoka, nel territorio di Masisi, ha causato danni ingenti e ha ucciso e ferito parecchie persone.

Disordini nella Repubblica Democratica del Congo, che cosa succede?

L’esercito congolese e MONUSCO (Missione di pace dell’ONU in RDC) hanno lottato e faticato per contenere l’avanzata degli M23. E mentre i combattimenti erano in pieno svolgimento, migliaia di persone fuggite da Saké sono arrivate a Bulengo, a circa 10 chilometri a ovest di Goma.

Nonostante la situazione, controlliamo la città di Sake“, ha precisato una fonte della sicurezza, aggiungendo che “i combattimenti in questo momento sono ancora in corso”.

Il sindaco della città, Maombi Mubiri, ha affermato che la popolazione è fuggita: “Per ora i ribelli occupano la parte meridionale” di Sake, “i wazalendo (milizia filogovernative) sono nella parte settentrionale”, ha poi precisato.

Gli attacchi a Kinshasa contro i mezzi della missione di pace delle Nazioni Unite Monusco
Gli attacchi a Kinshasa contro i mezzi della missione di pace delle Nazioni Unite Monusco – Reuters – Newsby.it

Inevitabile l’esodo di migliaia di persone che hanno cercato rifugio nella foresta: come sempre avviene da decenni nella più insanguinata parte dell’immenso Paese attraversato dal fiume del Cuore di tenebra.

Una fonte medica ha fatto sapere che si sentono colpi sporadici e che tre feriti sono stati curati e trasferiti a Goma: “La città non è ancora stata conquistata dai ribelli”, ha continuato, chiedendo l’anonimato.

Il ministro della Difesa congolese Jean-Pierre Bemba, alla sua seconda visita a Goma in meno di una settimana, ha rassicurato che “si sta facendo di tutto per proteggere la popolazione di Sake, Goma e dintorni” e che il governo di Kinshasa intende “riprendere tutti i territori” conquistati dai ribelli.

La ripresa degli scontri, la presenza di milizie filo-ruandesi e di gruppi jihadisti sulle rive del lago Kivu, lasciando intendere che la situazione non può che peggiorare. Inoltre, da giorni, nella capitale Kinshasa le ambasciate occidentali sono presidiate perché non si fermato le polemiche e gli attacchi dei manifestanti contro la Missione delle Nazioni Unite Monusco accusata di non aver arginato l’avanza dei ribelli M23 nell’est e di essersi ritirata dalle zone di conflitto

Una vera e propria dichiarazione di sfida nei confronti del governo di Félix Tshisekedi già in difficoltà per i periodici scandali che coinvolgono esponenti del suo governo.

Il territorio orientale non conosce praticamente pace dalla prima metà degli anni Ottanta, ben prima delle due guerre che hanno portato al potere Laurent Kabila nel 1997, poi assassinato nel 2001. Guerre scatenate per il controllo delle risorse, prima da movimenti eteroguidati da grandi società estrattive d’Oltreoceano e recentemente dai nuovi colonizzatori delle ricche regioni dell’Africa centrale, a partire dai russi e dai cinesi.

Gli sfollati sono disperati: “Stiamo scappando dai combattimenti, non sappiamo dove andremo, dove ci accoglieranno. Qui a casa non possiamo restare, non possiamo sopravvivere in una situazione del genere”, ha raccontato una donna ai reporter di al Jazeera.

Gli scontri tra i ribelli, esercito e milizie filogovernative si sono intensificati di recente, costringendo intere comunità nei territori di Masisi e Rutshuru a fuggire verso aree più sicure alla periferia di Goma.

Natalia Torrent, responsabile di Medici Senza Frontiere (MSF) a Mweso, ha dichiarato che i combattimenti sono scoppiati due settimane fa e che anche la ONG ha dovuto evacuare parte del suo staff dopo che un loro ospedale è stato trivellato di proiettili. Nel nosocomio si erano rifugiati migliaia di residenti di Mweso prima di abbandonare la città.

Jean-Pierre Lacroix, sottosegretario generale delle Nazioni Unite per le operazioni di pace, è stato in Repubblica Democratica del Congo in questi giorni.

Durante la sua permanenza è stato anche nell’est del Paese, zona da decenni devastata dai gruppi armati, mentre il 6 febbraio l’alto funzionario dell’ONU ha incontrato anche il presidente, Felix Tshisekedi, appena rieletto per un secondo mandato.

Monusco,  dopo 25 anni di presenza nella Repubblica Democratica del Congo,  sta iniziando a preparare i bagagli. Dovrà lasciare il Paese entro dicembre 2024. Il contingente internazionale, dispiegato nella provincia del Sud-Kivu partirà entro la fine di aprile.

Dal 1° maggio in questa zona la protezione dei civili sarà affidata esclusivamente alle forze armate congolesi (FARDC). Dopo il Sud Kivu, i caschi blu lasceranno il Nord-Kivu e infine l’Ituri, tutte province nell’est del Paese, che da decenni sono sconvolte da continui attacchi di gruppi armati. I civili sono sempre i primi a subire le conseguenze delle violazioni, degli attacchi, delle violenze. Basti pensare che gli sfollati sono ormai quasi 7 milioni.

Secondo quanto riferito da fonti locali, i caschi blu avrebbero aperto il fuoco dalle loro posizioni a Kimoka, a circa 8 chilometri da Saké, contro gli M23 sostenuti, secondo Kinshasa e l’ONU, da Kigali.

E proprio dietro pressioni di Washington, Kinshasa ha accettato con riluttanza di riaprire il dialogo con Kigali, ma solo se cesserà la sua presenza militare in territorio congolese. Va ricordato che Tshisekedi, lo scorso dicembre, alla chiusura della campagna elettorale, aveva annunciato di voler dichiarare guerra al Ruanda se dovesse essere rieletto e se “i nostri nemici continueranno ad agire in modo irresponsabile”.

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