Marocco, liberata Ikram Nazih. Altri 45 giorni di carcere per Zaki in Egitto

Oltre a Patrick Zaki, rimane in cella ad Abu Dhabi anche il trader milanese Andrea Giuseppe Costantino: “Costretto a fare a botte per divertire gli agenti”

Marocco, liberata Ikram Nazih. Altri 45 giorni di carcere per Zaki in Egitto
Patrick George Zaki (foto archivio Wikimedia Commons)
newsby Alessandro Boldrini23 Agosto 2021


Da un lato la gioia per Ikram Nazih, dall’altro la tristezza e la preoccupazione per i destini di Patrick Zaki e Andrea Giuseppe Costantino. È un bilancio in chiaroscuro quello degli ultimi due giorni di notizie relative alla situazione degli italiani detenuti all’estero.

Liberata in Marocco Ikram Nazih

Come annunciato dalla Farnesina, la 23enne italo-marocchina di Vimercate è stata liberata oggi in Marocco dopo quasi due mesi di carcerazione per offese contro la religione. Le autorità marocchine avevano infatti condannato la giovane a tre anni di reclusione per aver condiviso una vignetta satirica su Facebook nel 2019.

La liberazione di Ikram è arrivata dopo l’udienza d’appello, nella quale “sono state ascoltate le ragioni della difesa”, ha commentato il sottosegretario agli Affari Europei, Enzo Amendola. “In queste settimane – ha aggiunto – abbiamo lavorato insieme al nostro ambasciatore a Rabat, Armando Barucco, al consolato e di concerto con il ministro Di Maio e la Farnesina”.

Il commento di Luigi Di Maio

“Ad agosto ho seguito il caso personalmente, parlando con le parti interessate e andando a trovare Ikram Nazih nel luogo di detenzione. Continuano i solidi rapporti tra Italia e Marocco, frutto di un partenariato strategico, ha concluso Amendola.

Sul caso è intervenuto anche il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che in una nota ha detto di aver “seguito la vicenda dal primo momento, avendo a cuore unicamente il benessere della nostra connazionale, nel pieno rispetto del lavoro delle istituzioni e della giustizia marocchine”.

Patrick Zaki, altri 45 giorni in cella

Cattive notizie, invece, giungono dall’Egitto, dove Patrick Zaki dovrà rimanere in cella per altri 45 giorni. A confermare il rinnovo della custodia cautelare per lo studente dell’Università di Bologna è stata Hoda Nasrallah, una dei legali di Zaki.

“Hanno fatto prima del solito e già questa è una pessima notizia. Pare sempre più chiaro che la magistratura egiziana vuole tenere Patrick in carcere fino al massimo possibile col rischio che vada a processo o che la detenzione si protragga ulteriormente per nuovi, inventati capi d’accusa. Chiedo al Governo italiano di protestare formalmente con l’Egitto”. Così, all’Ansa, Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.

“I parlamentari italiani si facciano sentire per Zaki”

“E chiedo ai parlamentari che hanno votato, alla Camera e al Senato, per la cittadinanza italiana a Zaki di farsi sentire – ha aggiunto –. E di chiedere al Governo che appoggiano di cambiare la fallimentare strategia sin qui portata avanti nei confronti dell’Egitto”. Secondo Noury, infatti, “quanto fatto finora, mandare osservatori alle udienze, che peraltro neanche vengono fatti entrare, non serve a niente.

Trader milanese 49enne in carcere ad Abu Dhabi

Intanto, rimane drammatica anche la situazione di Andrea Giuseppe Costantino, il trader milanese di 49 anni in carcere ad Abu Dhabi dopo l’arresto in circostanze misteriose del 21 marzo scorso in un albergo a Dubai. Proprio in questi giorni Costantino è finito in infermeria dopo un combattimento fra detenuti che delle guardie carcerarie avrebbero organizzato per divertirsi.

A raccontarlo al quotidiano a Studio Aperto è la moglie, Stefania Giudice, che insieme a due avvocati – uno in Italia e uno ad Abu Dhabi – sta cercando di aiutare il marito. “Andrea mi ha detto che le guardie carcerarie organizzano combattimenti per loro divertimento”, ha spiegato al termine di una delle rare e brevi telefonate concesse dal penitenziario.

La moglie: “Andrea prigioniero del silenzio”

“Mi rendo conto che giorno dopo giorno Andrea diventa un prigioniero del silenzio – ha proseguito –. Mi ha chiesto di insistere con l’avvocato locale, con la Farnesina e con l’ambasciata e questo lo facciamo sempre, ogni giorno. Non ne passa uno che io e l’avvocato non scriviamo a tutti.


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