Decreto ristori, chi ne ha diritto
e chi no: la rabbia degli esclusi

Restano un rebus, per diverse categorie lavorative, i due Decreti ristori emanati dal Governo per venire incontro alle attività maggiormente colpite dalla crisi derivata dall’emergenza sanitaria e dalle misure restrittive per contenere i contagi da coronavirus. Ma il Dl ristori di fine ottobre e il Dl ristori-bis in vigore da lunedì scorso non mettono tutti d’accordo, anzi. Numerose categorie di lavoratori lamentano la loro assenza dagli elenchi di chi può ricevere il sussidio. In questo senso, chiedono immediati provvedimenti anche alla luce di possibili restrizioni più severe.

Decreto ristori, chi non ha diritto al sussidio

Sono diverse le categorie che lamentano la mancata copertura economica, nonostante la crisi. Dai fioristi ai titolari di negozi di scarpe, dai liberi professionisti nel campo dell’architerrura e dell’ingegneria ai dentisti, dagli agenti di commercio ai titolari di scuole di lingue straniere.

“Già dal mese di ottobre, con la prima stretta, che prevedeva la limitazione a 30 invitati alle feste successive alle cerimonie, i fioristi hanno subito una grave perdita – afferma Rosario Alfino, presidente di Federfiori, in una nota ufficiale -. Le nostre richieste? Inascoltate. Cadute a terra le nostre lettere al presidente del Consiglio dei ministri. Scivolate nell’oblio le nostre comunicazioni al Ministero delle Politiche Agricole”.

Vittorio Ferrari, presidente di Ascom Alessandria, si sfoga in un’intervista a La Stampa in rappresentanza dei commercianti di scarpe. “Ha ragione il presidente nazionale di Federmoda: siamo inferociti – dice -. Nel Dl ristori-bis non è previsto alcun ristoro per i negozi di scarpe, costretti a chiudere nelle zone rosse in base al nuovo Dpcm. Si tratta di una scelta tra l’assurdo e il surreale”.

Chiedono attenzione anche i professionisti ordinistici. “Torna l’emergenza Covid, ma non la memoria ai nostri governanti. Nei decreti dimenticati ancora ingegneri e architetti di libera professione” commenta in una nota Inarsind, il sindacato degli architetti e degli ingegneri liberi professionisti. “Il criterio di risarcire solo le attività chiuse non tiene conto degli effetti delle limitazioni sugli studi professionali, formalmente aperti ma pesantemente penalizzati dalle restrizioni definite dal governo” conferma Carlo Ghirlanda, presidente dell’Andi (Associazione nazionale dentisti italiani).

Chi ha diritto quindi al sussidio?

A delineare le categorie che possono ricevere i fondi sono i tre allegati al Dl ristori-bis (formalmente Decreto-legge n.149 del 9 novembre 2020), in vigore proprio da lunedì e pubblicati in Gazzetta Ufficiale. L’elenco, rinnovato, sostituisce quello del decreto precedente, in vigore dal 28 ottobre.

I beneficiari principali sono i titolari di bar, ristoranti, palestre, piscine, cinema e teatri. Tra le categorie copertele vi sono anche aziende di bus turistici, grandi magazzini, negozi di elettrodomestici, agenzie matrimoniali, lavanderie industriali, negozi di bomboniere, quelli di giochi pirotecnici, sexy shop.

 

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