Save the Children, indagine IPSOS su scuola e Covid-19 tra gli studenti

Si stima che 34 mila alunni italiani delle superiori siano a rischio abbandono scolastico. La causa principale è la didattica a distanza

newsby Redazione5 Gennaio 2021



Save the Children ha presentato i risultati dell’ultima indagine di IPSOS sulla scuola, con le opinioni, gli stati d’animo e le aspettative degli studenti italiani tra i 14 e i 18 anni. L’Organizzazione si sta impegnando, con il programma “Riscriviamo il futuro”, a raggiungere migliaia di bambini e adolescenti in contesti a rischio. Cercando di salvaguardare la loro istruzione.

Secondo i dati IPSOS il 28% degli adolescenti dichiara che dall’inizio della pandemia almeno un compagno nella propria classe ha smesso di frequentare la scuola. Più di uno studente su 3 si sente impreparato e il 35% di costoro, quest’anno, deve recuperare più materie dell’anno scorso. La causa principale sembra essere la didattica a distanza, tra problemi di connessione e cali di concentrazione lo studio dei ragazzi ne ha risentito parecchio. Si stimano, inoltre, 34 mila alunni delle superiori a rischio abbandono scolastico e per molti lasciare la scuola significa divenire facile preda dello sfruttamento lavorativo.

L’appello a utilizzare i fondi del Next Generation EU proritariamente per la scuola

Per Save the Children l’impatto prodotto sui ragazzi dalla chiusura della scuola “è ancora gravemente sottovalutato”. “Servono ristori” anche per più giovani, e che la politica “sia all’altezza delle loro aspettative”, utilizzando le risorse del Next Generation EU, come gli stessi ragazzi indicano, prioritariamente per il loro futuro. Tutto questo quando manca ancora qualche giorno alla auspicata riapertura della scuola.

Quasi quattro studenti su dieci dichiarano di avere avuto ripercussioni negative sulla capacità di studiare (37%). Gli adolescenti dicono di sentirsi stanchi (31%), incerti (17%), preoccupati (17%), irritabili (16%), ansiosi (15%), disorientati (14%), nervosi (14%), apatici (13%), scoraggiati (13%), in un caleidoscopio di sensazioni negative di cui parlano prevalentemente con la famiglia (59%) e gli amici (38%), ma che per più di 1 su 5 rimangono un pesante fardello da tenersi dentro, senza condividerlo con nessuno (22%).

“Sarà una generazione diversa dalla nostra”


Antonella Inverno, responsabile infanzia per Save the children, ha commentato i dati emersi dall’indagine: “Abbiamo voluto dare voce agli adolescenti, che sono il gruppo di persone più dimenticato e inascoltato. Sono loro ad aver dovuto affrontare, durante l’isolamento, i sacrifici maggiori. Sono mesi di didattica a distanza in cui questi ragazzi hanno passato ore e ore chiusi in una stanza“.

“Diverse cose mi hanno colpito ma il dato più preoccupante è la dispersione scolastica – ha aggiunto, con preoccupazione -. Circa il 30% ci ha detto che almeno uno o due compagni di classe sono spariti. Sicuramente sarà una generazione diversa dalla nostra e lo sarà ancora di più basti pensare che il 23% dei ragazzi ci ha detto che in fondo in questo periodo non è importante vedere le persone fisicamente perchè ci si può vedere on line”.


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