Modello austriaco, in cosa consiste e perché se ne parla in vista del Natale

Può il modello austriaco diventare una strategia vincente per fronteggiare la quarta ondata di contagi? Il tema divide l'Italia

Modello austriaco, in cosa consiste
newsby Linda Pedraglio17 Novembre 2021


Con l’avvicinarsi della stagione fredda e delle festività natalizie, la quarta ondata di contagi è ormai alle porte. Mentre il governo tenta di accelerare il ritmo della campagna di vaccinazione, molti paesi europei sono alle prese con una grave recrudescenza di casi e ricoveri. Tra i paesi più a rischio, c’è l’Austria, dove i numeri del contagio stanno crescendo vertiginosamente e le strutture ospedaliere rischiano il collasso. A fronte di una situazione sempre più preoccupante, il cancelliere Alexander Schallenberg ha indetto un nuovo lockdown nazionale, ma esclusivamente mirato alle persone non vaccinate. A pochi giorni dall’annuncio, il cosiddetto “modello austriaco” è sulle bocche di tutti. Ma in cosa consiste esattamente? Può il modello Austria diventare una strategia vincente anche in Italia?

Modello austriaco, come funziona esattamente

Il modello austriaco prevede che il lockdown venga applicato soltanto alle persone non vaccinate di età pari o superiore a 12 anni. Uniche eccezioni al confinamento in casa sono le attività di prima necessità, come: fare la spesa, lavorare, fare una passeggiata e – naturalmente – andare a vaccinarsi. Il lockdown riservato ai non vaccinati è entrato in vigore il 15 novembre per una durata complessiva di 10 giorni, ma non si esclude una ulteriore proroga. Secondo l’agenzia di stampa austriaca Apa, il lockdown ha coinvolto circa 2 milioni di persone in un Paese che conta 8,9 milioni di abitanti e dove soltanto il 63% della popolazione è vaccinata. Intensificati i controlli della polizia in tutte le città austriache, dove i trasgressori rischiano multe fino a 1450 euro. Legittimo o meno, il pugno duro del governo austriaco inizia a ottenere i primi risultati con una notevole impennata di somministrazioni, a partire dal primo giorno di lockdown.

Lockdown solo per vaccinati, il dibattito in Italia

Può dunque il modello austriaco diventare una strategia vincente per arginare la quarta ondata? Se lo chiedono in tanti anche in Italia, dove l’avvicinarsi delle festività natalizie e l’aumento dei contagi preoccupano ogni giorno di più. Diversi governatori regionali, tra cui Giovanni Toti, alla guida della giunta ligure, e Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli-Venezia Giulia, si sono appellati al modello Austria per fronteggiare eventuali nuove chiusure in relazione al sistema dei passaggi di colore. A favore di un lockdown mirato ai non vaccinati, si schiera anche il calabrese Roberto Occhiuto. “La maggioranza degli italiani ha dato fiducia alla scienza: non può pagare la scelta incomprensibile di una minoranza“, spiega Occhiuto. Si associa anche il presidente della Lombardia, Attilio Fontana: “Non possiamo imporre restrizioni ai cittadini che hanno dimostrato senso del bene comune“.

Modello austriaco? Gelmini: “Non è sul tavolo”

Nonostante l’appello quasi unanime delle Regioni, l’ipotesi di adottare restrizioni sul modello austriaco non è sul tavolo. Lo sottolinea apertamente la ministra Mariastella Gelmini, che alle Regioni risponde: “Niente nuove restrizioni per ora“. L’idea non piace neanche al leader del Carroccio, Matteo Salvini, da sempre contrario a restrizioni nei confronti di chi sceglie di non vaccinarsi. “Salvini – rivelano fonti della Lega – condivide la posizione del governo. L’Italia non ha i numeri dell’Austria, il sistema sanitario regge, la durata del green pass non cambia. L’obiettivo è evitare nuove restrizioni“. Della stessa opinione è anche l’ex premier Giuseppe Conte: “Le misure vanno dosate o la popolazione non ti viene dietro. Sono contrario a ulteriori strette. La situazione è più serena che altrove“.

Lockdown non vaccinati, i casi nel mondo

Alla luce delle ultime dichiarazioni governative, il modello austriaco non sembra attualmente una soluzione percorribile in Italia. Ma cosa succede all’estero? Quali paesi hanno deciso, come l’Austria, di adottare misure restrittive nei confronti dei soli non vaccinati? In Australia, che a metà ottobre è uscita dal lockdown più lungo del mondo, i governatori di diversi Stati hanno deciso di continuare ad applicare le restrizioni soltanto nei confronti dei non vaccinati. Stesso discorso in Lettonia, dove dal 15 novembre il lockdown è stato prorogato soltanto ai non vaccinati.  Anche la Germania sembra intenzionata a introdurre restrizioni per i non vaccinati sulla base del modello austriaco. Il leader dei Verdi Robert Habeck non ha esitato a parlare di “lockdown per i non vaccinati“, secondo quanto riporta la stampa tedesca. “La limitazione dei contatti e la regola del 2G, ovvero l’accesso solo con Green Pass, significa de facto che si tratta di un lockdown per i non vaccinati“, ha sottolineato Habeck.

Modello austriaco in Italia, cosa dice la Costituzione

Sulla possibilità di introdurre un lockdown soltanto per i non vaccinati si sono espressi anche diversi costituzionalisti. Secondo Filippo Vari, professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università europea di Roma, “vaccinati e guariti dal Covid si trovano in una situazione diversa rispetto ai non vaccinati. Questo perché, rispetto ai non vaccinati, i vaccinati e guariti almeno in una fase iniziale trasmettono meno il virus se si infettano, meno probabilmente s’infettano e meno probabilmente sviluppano un Covid grave“. Queste differenze “consentono al legislatore di prevedere misure di contenimento che riguardino solo i non vaccinati. In tal modo non si lede il principio di eguaglianza, che impone invece di assicurare a persone in situazioni analoghe lo stesso trattamento“. Dello stesso avviso è anche il costituzionalista, Francesco Saverio Marini, professore ordinario di Diritto Pubblico all’Università di Roma Tor Vergata. “Il lockdown per i non-vaccinati è possibile. È nella piena disponibilità del legislatore attuarlo qualora avverta che gli oneri finora imposti sono inefficaci a salvaguardare la salute pubblica e che sia necessaria un’ulteriore stretta verso l’obbligo, consentito dalla nostra Costituzione“.

 

 

 


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