Green Pass e mense aziendali: i nodi logistici e giuridici

Le aziende lamentano problemi per organizzare i controlli, i sindacati sono contrari perché temono discriminazioni tra i lavoratori. Mentre i giuristi discutono sulla natura della norma

Green Pass e mense aziendali: i nodi logistici e giuridici
Il Green Pass
newsby Redazione9 Agosto 2021


Proseguono le polemiche e restano ancora nell’incertezza alcune norme legate al Green Pass, obbligatorio a partire dallo scorso 6 agosto. Per tutti i servizi di ristorazione “per il consumo al tavolo, al chiuso” e i loro clienti, sono previste multe da 400 a 1.000 euro se non viene rispettato l’obbligo di richiederlo all’ingresso.

Dunque, non solo ristoranti, ma anche mense aziendali e scolastiche. E qui sorgono i problemi. Infatti, se nel caso dei ristoranti si tratta di tempo libero, nel caso dei posti di lavoro si crea una situazione complicata. Al dipendente viene data la possibilità di non vaccinarsi, ma al tempo stesso gli viene preclusa la possibilità di usufruire di determinati servizi. 

Le perplessità delle aziende

Anche da parte delle aziende, che inizialmente tramite Confindustria avevano richiesto l’obbligo del Green Pass per lavorare, sembra esserci una retromarcia. Quantomeno una certa freddezza. Infatti, ci sono una serie di problemi legati alla logistica. In particolare, è necessario organizzare una serie di controlli, sostenere il costo dei controllori e pagare eventuali sanzioni.

La contrarietà dei sindacati al Green Pass per le mense

I sindacati, sono invece preoccupati perché temono che il Green Pass possa essere utilizzato come strumento per estromettere alcuni lavoratori dal luogo di lavoro. Sul tema è intervenuto, in un’intervista a La Repubblica, il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini: “Mi domando se chi ha deciso questa regola sia stato negli ultimi tempi dentro una mensa aziendale. Beh, dovrebbe andarci”, sottolinea. 

“Dopo i protocolli sulla sicurezza che abbiamo sottoscritto attraverso il distanziamento, l’uso delle mascherine, la sanificazione, lo smart working e diversi turni di lavoro, i luoghi di lavoro sono sicuri. Nessuno può – rimarca Landini – sostenere che gli uffici o le fabbriche costituiscano oggi potenziali focolai per la diffusione del virus. Non deve passare il messaggio sbagliato che i vaccini e il Green Pass, pur fondamentali, da soli siano sufficienti a sconfiggere il virus. Non è così, purtroppo”.

I nodi di natura giuridica del Green Pass

I problemi di natura giuridica sono numerosi e vari giuslavoristi e medici del lavoro da giorni discutono sull’argomento. Ad esempio, il medico del lavoro Vittorio Agnoletto a Newsby ha fatto notare come spetti al medico del lavoro, e non al governo, stabilire per quali professioni sia necessaria la vaccinazione obbligatoria.

Inoltre, come fa notare il giuslavorista Valerio De Stefano su Repubblica, permettere alle aziende tramite l’obbligo di Green Pass di avere una serie di dati sensibili e personali dei propri dipendenti è contrario alle norme dello Statuto dei lavoratori.

Restano i dubbi, invece, per quanto riguarda i controlli. Per Gianluigi Pellegrino, esperto di diritto amministrativo, non vi sono dubbi che i ristoratori abbiano la facoltà di controllare i Green Pass. Del resto controllano già i documenti dei minorenni per l’acquisto di alcolici. Per il costituzionalista Michele Ainis, tuttavia, il rischio è un’eccessiva “militarizzazione della società civile”, poiché il governo autorizza un numero sempre più ampio di soggetti a svolgere funzioni di polizia.


Tag: Green passMaurizio Landini