Coronavirus, focolaio alla Bartolini di Bologna: 45 positivi

Magazzino chiuso e sanificato a scopo precauzionale. L'infettivologo Viale: "Grande attenzione ma no agli allarmismi"

Brt, Bartolini
newsby Francesco Lucivero25 Giugno 2020


Dopo i primi casi di positività al coronavirus degli ultimi giorni, sale l’ansia a Bologna per il focolaio al centro logistico Brt (conosciuto colloquialmente col precedente nome dell’azienda, Bartolini), alle Roveri. Secondo quanto riportato da ‘Il Resto del Carlino’, sono 45 gli operai positivi, uno dei quali ricoverato in ospedale e il resto asintomatici. La direzione aveva già deciso di chiudere il magazzino a scopo precauzionale dopo i primi casi: il numero riportato nella mattinata di giovedì riguarda i test a tappeto sui dipendenti negli ultimi giorni. L’azienda, comunque, non ha chiuso totalmente i battenti e continua a rimanere attiva nella parte logistica e nelle consegne.

Caso monitorato dalle autorità sanitarie e dal Comune di Bologna

I casi di infezione da Covid-19, comunicati alla Regione Emilia Romagna, riguardano nello specifico un reparto di stoccaggio dove lavorano i magazzinieri della ditta. L’area è stata sanificata e i controlli sono stati allargati a numerosi dipendenti, appartenenti a diverse cooperative. Controllate anche le famiglie, secondo la logica dei “cerchi concentrici”. Il caso specifico è strettamente monitorato dall’Azienda Sanitaria Locale, dal Comune di Bologna e dall’assessorato alla Sanità.

Viale: “Focolaio Brt identificato perché il sistema funziona”

Pierluigi Viale, direttore del reparto di malattie infettive all’ospedale Sant’Orsola di Bologna, ha descritto la situazione al quotidiano bolognese, suggerendo attenzione ma evitando allarmismi: “Soltanto degli incompetenti possono permettersi di dire che il coronavirus non c’è più – ha detto –. Io ho sempre recitato la parte del gufo chiedendomi non se ci sarebbe stato un focolaio, ma quando. Perché quando si passa da una fase pandemica a una endemica, il virus circola sotto traccia e può scoppiare un incendio. È proprio il caso che stiamo studiando”.

“C’è poi una considerazione importante da fare – ha aggiunto l’infettivologo –: non siamo davanti a un cluster di malati ma di infetti, la stragrande maggioranza di queste persone non ha sintomi e soltanto una è ricoverata in ospedale nel reparto di malattie infettive. Siamo riusciti a identificare il focolaio proprio perché il nostro sistema funziona e abbiamo la possibilità di andare a scovare subito i positivi. La differenza con quattro mesi fa è che oggi siamo pronti, non ci facciamo prendere alla sprovvista. La situazione è sotto controllo, è in corso l’attività per capire le reali dimensioni del contagio. Non siamo né ottimisti né pessimisti”.


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