Coronavirus: infermieri e medici raccontano “UN ANNO IN APNEA”

Coronavirus che fu identificato per la prima volta un anno fa, a Codogno: "Stasera non torno a casa è la frase che qui ci ricorda quel 20 febbraio notte"

newsby Redazione19 Febbraio 2021



La notte del 20 febbraio del 2020, nel pronto soccorso dell’Ospedale di Codogno viene identificato il primo caso di Coronavirus in Italia. Da quella notte è passato un anno, e nel nostro Paese quasi 3 milioni di persone sono risultate positive. Gli ospedali, a partire da quelli della Lombardia, hanno dovuto sopportare una pressione enorme. In questo video documento, raccontiamo “Un anno in apnea“. Quello che hanno dovuto affrontare milioni di pazienti. Ma anche infermieri, medici e operatori sanitari dei reparti di terapia intensiva.

Un anno in apnea: come è partita l’emergenza

In pochi giorni è arrivato il mondo, non avevamo un minuto di respiro. Ci muovevamo arrampicandoci tra i letti, sembrava una guerra“, racconta Clelia Roncaglia, infermiera in terapia intensiva a Cremona. Una delle città travolte dai ricoveri di pazienti positivi al Coronavirus. “Se lasciavi venti pazienti il giorno prima, sicuramente dieci di loro potevano già non esserci più“.

Nel corso dell’anno, il contrasto al Coronavirus è stato spesso raccontato ricorrendo a una parola che spaventa: guerra. Termine che secondo gli operatori sanitari non è però usato a sproposito. “Avevamo una stanza piena di sacchi con gli effetti personali dei pazienti. Quel luogo mi faceva tornare in mente le immagini viste nei campi di concentramento“, ricorda Carla Maestrini, coordinatrice infermieristica di terapia intensiva nello stesso ospedale cremonese.

Coronavirus: i drammi di Bergamo e Codogno

Tragicamente indimenticabili anche le immagini di Bergamo. A partire dalla fotografia dei mezzi militari che portavano le vittime del Coronavirus fuori dalla città. “Sono specializzanda da solo un anno. Questo è stato il mio drammatico battesimo del fuoco. Non dimenticherò mai la notte in cui il rianimatore da Bergamo continuava a portarci pazienti da intubare“, la rievocazione di quei momenti da parte di Chiara Martino della rianimazione dell’Ospedale Sant’Anna di Como.

Il famigerato “paziente 1” del Coronavirus arrivò però a Codogno, nel lodigiano. E, tra gli infermieri, una telefonata ha segnato l’inizio di questo drammatico anno: “Stasera non torno a casa. Questa è la frase che qui ci ricorda quella notte. Quando tutto ebbe inizio“.


Tag: CoronavirusLombardia