Citrobacter, il batterio killer
di Verona si annidava nel rubinetto

Citrobacter che in un anno e mezzo ha ucciso quattro neonati e a nove ha provocato gravi danni cerebrali: una commissione incaricata dalla Regione Veneto scopre la verità

Citrobacter, batterio killer, Verona
Citrobacter, batterio killer, Verona
newsby Marco Enzo Venturini1 Settembre 2020


Aveva ucciso quattro bimbi in un anno e mezzo, a nove aveva provocato gravi danni cerebrali e ne aveva colpiti in tutto 96. Si tratta del Citrobacter, il batterio killer che tanto dolore ha provocato nel reparto della Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale della Donna e del Bambino di Borgo Trento (quartiere residenziale a nord di Verona). E che ora si è scoperto come sia arrivato nella struttura, grazie a una relazione della commissione regionale.

La commissione di verifica e l’equipe medica

Il terribile Citrobacter si annidava infatti nel rubinetto del lavandino che il personale della terapia intensiva utilizzava per l’acqua che i neonati bevevano insieme al latte. Un risvolto agghiacciante di una vicenda che già aveva sollevato lo sgomento della cittadinanza e dell’opinione pubblica. Tanto da indurre Domenico Mantoan, direttore generale della Sanità del Veneto, a nominare lo scorso 17 giugno una commissione di verifica.

Il compito di coordinare l’organo ispettivo è stato conferito al professor Vincenzo Baldo, ordinario di Igiene e Sanità pubblica all’Università di Padova. Con lui si sono occupati della vicenda del batterio Citrobacter altri luminari del settore. Sono i professori Elio Castagnola, primario degli Infettivi dell’ospedale pediatrico Gaslini di Genova, Gian Maria Rossolini, docente di Microbiologia dell’Ateneo di Firenze, e Pierlugi Viale, ordinario di Malattie infettive a Bologna. Presenti nel gruppo di lavoro anche il direttore di Pediatria e Neonatologia dell’Usl Berica, Massimo Bellettato, e i dirigenti di Azienda Zero Mario Saia e Elena Narne.

Citrobacter in ospedale: la scoperta più inquietante

L’equipe medica, dopo la sua indagine, ha scoperto che il rubinetto del lavandino interno al reparto era letteralmente “colonizzato” dal batterio killer. Lo conferma anche ‘Il Corriere della Sera’. Erano peraltro presenti altri agenti patogeni, rendendolo un vero e proprio focolaio. E anche la Procura di Verona ha aperto un’indagine.

L’aspetto più inquietante della vicenda, secondo la relazione consegnata in Regione Veneto, è che il batterio Citrobacter è arrivato all’ospedale di Borgo Trento provenendo dall’esterno. E si è annidato nel rubinetto in questione probabilmente a causa del mancato o parziale rispetto delle rigide misure d’igiene imposte al personale nei reparti ad alto rischio. A confermarlo sono cartelle cliniche e il controllo capillare sugli impianti, le procedure, i protocolli, le attrezzature e gli ambienti. Eventuali responsabilità sono al vaglio della Procura, con l’ausilio dei Nas.


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