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Bryant, autopsia: morti tutti sul colpo i passeggeri del Sikorsky S-76B

Kobe Bryant è morto al momento dello schianto, e non a causa delle fiamme che hanno avvolto il Sikorsky S-76B, sul quale viaggiava in quella nefasta mattinata del 26 gennaio scorso. E’ questo il responso dell’autopsia, a quattro mesi dall’incidente costato la vita alla leggenda dei Los Angeles Lakers e ad altre sette persone.

La morte di Kobe e di tutti gli altri passeggeri è stata classificata come trauma da forza contundente. Quando poi il velivolo ha preso fuoco, Kobe e gli altri, fra cui sua figlia Gianna, erano già tutti deceduti. Il riconoscimento del corpo della stella è avvenuto tramite le impronte digitali, e ha trovato riscontri in alcuni dei tanti tatuaggi riconoscibili dai resti del suo corpo.

Lo schianto in cui ha perso la vita Bryant causato dalla nebbia

Ormai è praticamente è certo: a causare lo schianto è stata la pessima visibilità dovuta al fitto banco di nebbia presente quella mattina. Ora si attende solo la conferma da parte del National Transportation Safety Board, ma è da escludere ogni tipo di problema tecnico del mezzo.

TMZ ha rivelato altri particolari in merito alle le autopsie condotte dal dipartimento di medicina legale della contea di Los Angeles. Sul corpo del pilota Ara Zobayan sono stati effettuati molteplici esami tossicologici, per rilevare la presenza di cocaina, fentanil, oppioidi, eroina, marijuana, benzodiazepina e anfetamine. Test risultati tutti negativi.

L’incidente si sta trascinando dietro una fitta scia di veleni. Il legale del pilota, solo pochi giorni fa, è stato piuttosto perentorio. “Kobe Bryant è colpevole dell’incidente in elicottero che lo ha ucciso”. Parole durissime, pronunciate nel corso del processo che lo vede sul banco degli imputati assieme alla compagnia Island Express e agli agenti di polizia che hanno scattato delle foto pochi minuti dopo l’incidente. Questi ultimi, va ricordato, citati in giudizio dalla moglie del campione, Vanessa Bryant.

Secondo il legale del pilota, tutti i passeggeri adulti quella mattina erano consapevoli dei rischi abnormi che correvano nel levarsi in volo. A nessuno è venuta alcuna perplessità. La causa è solo all’inizio, e vivrà altri complicati momenti.

Valerio Mingarelli

Nato a Fabriano, ai piedi degli Appennini, nel 1980. Ho iniziato a “gattonare” nelle testate locali umbre e marchigiane grazie al basket e al calcio. Giornalista professionista dal 2008, da allora tra Milano e Roma ho sempre fatto il viandante dell’informazione girovagando per radio, TV, quotidiani, agenzie e uffici stampa. Con la penna o col microfono in mano, mi sono sempre divertito da matti. Oggi seguo perlopiù le vicende del Parlamento nostrano, ma lo sport rimane sempre una passionaccia elettrizzante.

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