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Santa Maria Capua Vetere, garante: “Democrazia sospesa, come Diaz”

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Vedere le immagini delle violenze a Santa Maria Capua Vetere mi ha fatto risvegliare vecchi ricordi. Molto brutti. Perché anch’io ho subito quelle cose“. A spiegarlo è Pietro Ioia, garante dei detenuti di Napoli. E proprio lui ha voluto soffermarsi sui pestaggi nel carcere campano, avvenuti in aprile ed emersi in questi giorni.

Santa Maria Capua Vetere, il precedente del 2014

Sono immagini che fanno male, so cosa hanno provato quei ragazzi. Ho provato a mettermi nei loro panni, e so già cosa hanno provato. È bruttissimo, e per noi garanti è qualcosa che non vorremmo mai succedesse“, ha spiegato Ioia. Che dall’attualità di Santa Maria Capua Vetere è passato alla sua esperienza personale: “In quei giorni abbiamo passato momenti terribili“.

Ciò che è successo due mesi fa a Santa Maria Capua Vetere ha infatti un precedente molto chiaro: “Nel 2014 denunciai la cosiddetta ‘cella 0’. Ora non esiste più e c’è un processo in corso – ha ricordato Ioia –. Abbiamo passato con i familiari dei giorni di fuoco, di ansia e angoscia. Voglio però anche spezzare una lancia in favore dei poliziotti penitenziari che fanno 8 ore di lavoro intensamente in condizioni disumane, come i detenuti. Quelli che abbiamo visto nei video sono una minoranza, delle mele marce“.

La richiesta: “Una precisa riforma di giustizia e carceri”

Dopo i fatti di Santa Maria Capua Vetere c’è quindi un chiaro auspicio: “Spero che la giustizia faccia il suo corso. Anche con i fatti della Diaz c’è stata una sospensione della democrazia. E questo avverrà sempre quando ci saranno brutali aggressioni ai danni di persone inermi. E dobbiamo sperare che non accada più, in un Paese civile come il nostro. Queste cose fanno male, e quando accadono bisogna denunciarle. La violenza è sempre violenza, ed è da condannare sempre“.

E secondo Ioia i fatti di Santa Maria Capua Vetere rendono indispensabili dei provvedimenti legislativi: “È necessaria una riforma della giustizia e delle carceri, perché sono luoghi invivibili. Bisogna cambiare le cose, il momento di farlo è giunto. Ci sono direttori e comandanti che vogliono fare tanto per le carceri, ma la politica ha abbandonato questo tema. Il carcere riguarda tutti, nessuno può voltarsi dall’altra parte“.

Fabrizio Rostelli

Romano, classe 1985. Giornalista e videomaker. Coordinatore della redazione di Roma di Alanews. Collaboro stabilmente con Il Manifesto realizzando approfondimenti che spaziano dalla cultura alla politica internazionale. Ho lavorato come corrispondente negli Stati Uniti per diverse testate ed emittenti televisive tra cui Fanpage, Adnkronos e La7. Ho seguito le elezioni presidenziali americane del 2016 e del 2020 tra New York e Washington.

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