Negli ultimi giorni le dichiarazioni sulla maternità surrogata di alcuni esponenti del governo Meloni hanno fatto parecchio discutere, soprattutto per la natura infelice di certi paragoni. A prescindere dalle convinzioni personali e dai giudizi morali che si possono formulare su determinate scelte, determinati accostamenti restano errati anche da un punto di vista prettamente logico e in questo articolo andremo a spiegare le fallacie che si nascondono dietro a ognuno di essi.
Ne corso di un’intervista a Omnibus, su La7, Federico Mollicone, il presidente della commissione Cultura della Camera ed esponente di Fratelli d’Italia, ha definito la maternità surrogata “un reato più grave della pedofilia”. Ha poi aggiunto che “siamo di fronte a persone che vogliono scegliere un figlio come la tinta di casa”. Premesso che in Italia la maternità surrogata non è prevista dalla legge, nei Paesi in cui è legale questa pratica è quanto di più lontano ci possa essere dalla pedofilia. A differenza dell’abuso sessuale sui minori, infatti, la procedura si svolge tra adulti consenzienti e rappresenta un’alternativa ad altre pratiche di procreazione assistita per chi è sterile o non può avere figli per qualsiasi altro motivo. A prescindere dalla natura altruistica o economica dell’atto, nessuna forma legale di maternità surrogata prevede azioni contrarie alla volontà delle due parti.
È però vero che non sempre la legge è stata equa ovunque. Nei Paesi più poveri, come l’India, varie donne in condizioni di estrema povertà hanno spesso visto la maternità surrogata come l’unica possibilità per garantire la sopravvivenza della propria famiglia. In questo caso sarebbe azzardato parlare di una scelta libera. Negli ultimi anni il governo indiano ha rafforzato le regole sulla maternità surrogata proprio per evitare una simile forma di sfruttamento, rendendo di fatto impossibile portare avanti una gravidanza per qualcun altro in cambio di soldi. Anche i controlli sulla versione altruistica di questa forma di procreazione assistita sono diventati più stringenti. Ciò dimostra che una buona normativa è essenziale per rendere la maternità surrogata equa tanto per chi la richiede quanto per la madre surrogata.
Il deputato di FdI Manlio Messina, invece, ha tracciato un paragone con il mercato degli organi. Anche questo è un accostamento del tutto improprio, soprattutto perché si parla di una pratica legale solo in Iran e Yemen e vietata in tutto il resto del mondo. La maternità surrogata, invece, è prevista dagli ordinamenti di vari Paesi e, come abbiamo visto, si svolge quasi sempre nel massimo rispetto delle parti coinvolte. Un paragone più corretto sarebbe quello con la donazione volontaria di un organo (come un rene o una porzione del fegato, per esempio), che è legale e ben regolamentata dalla normativa italiana.
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