Telegram, perché adesso non è sicuro come si pensava?

Le notizie sulla guerra in Ucraina passano soprattutto attraverso questa app, che però non è esente da alcuni lati oscuri. Tra questi, la mancata cifratura dei messaggi e la tolleranza verso i reati, compresi quelli più odiosi

L'app di Telegram
Pixabay | Foto Victoria_Borodinova
newsby Lorenzo Grossi22 Aprile 2022


In una guerra, come quella che si è scatenata in Ucraina negli ultimi due mesi, uno strumento importantissimo per i cittadini di quel Paese, affinché riescano a trovare aggiornamenti sul conflitto, è sicuramente Telegram. Idem per quanto riguarda reporter sul fronte o gli esperti di questioni militari. Anche Zelensky usa questa app, come del resto fanno anche milioni di russi. Una domanda, tuttavia, ci si pone anche in questo contesto terribile: Telegram è sicuro oppure no?

Dentro una tragedia che ha solo vittime e sconfitti, una vittoria certa è quella dell’app che ha per simbolo un aeroplanino di carta. E dire che Telegram non è uscito dal nulla. Arriva sugli smartphone nel 2013, da un’idea del programmatore russo Pavel Durov, nativo di San Pietroburgo, con il supporto del fratello Nikolaj. È a tutti gli effetti un social network. O meglio: è un ibrido tra un social e un instant messanger. Oggi ha 550 milioni di utenti attivi ogni mese ed è sempre stato considerato molto più sicuro di WhatsApp. Ma è veramente così?

La frase “Telegram è sicuro” ha in realtà pochi fondamenti

Prima della guerra, la creatura di Durov si era costruita una solida fama di spazio anarchico e libertario. Negli anni, sono state parecchie (nonché violente) le controversie che lo hanno chiamato in causa per aver dato spazio ai jihadisti e all’Isis, a gruppi neonazisti e ai Proud Boys dell’assalto al Capitol Hill, fino ai peggiori complottisti più radicali. Ma anche a gruppi che diffondono opere protette da copyright come libri e giornali. Tutto questo sta a significare che i contenuti su Telegram non sono affatto sicuri.

L'attacco alla stazione di Kramatorsk
Foto Wikimedia Commons | Mil.gov.ua (CC BY-SA 4.0)

“Tra le varie piattaforme più diffuse è quella, di base, meno sicura”, spiega al Corriere della Sera Stefano Zanero, esperto di cybersicurezza e docente al Politecnico di Milano. “Le altre, almeno quelle più importanti, da WhatsApp a Signal, utilizzano tutte la crittografia ‘end-to-end’. Su Telegram non la usano le normali chat e i canali, ma solo le chat segrete”. End-to-end significa che solo le persone che stanno comunicando possono leggere i messaggi, mentre non può farlo alcuna terza parte, compresa la piattaforma su cui i messaggi transitano né gli Internet Service Provider o gli operatori di telecomunicazione. I dati archiviati sui loro server non sono cifrati. “Va aggiunto che i server di Telegram sono in un Paese come gli Emirati Arabi Uniti, dove non c’è la cosiddetta ‘rule of law’, ma vige la volontà del sovrano, è una monarchia assoluta”, dice ancora Zanero.

Allora perché Telegram resta circondato da un’aura di inviolabilità, di estrema sicurezza? “Perché ha un atteggiamento di estrema complicità e di resilienza verso tutta una serie di reati. Paradossalmente è molto più trasparente la posizione di Facebook sull’utilizzo dei dati”, afferma Matteo Flora, docente, esperto di digitale e fondatore di The Fool. “Facebook, complice anche uno scrutinio da parte del legislatore molto più ampio, ha dovuto esplicitare gli utilizzi di quei dati. Cosa che Telegram non ha mai fatto. Per questo è diventato la scelta di quel mondo che va dal ‘grigio chiaro’ al ‘grigio’ fino al ‘nero’”.

Ad esempio, aggiunge Flora: “Telegram è sordo alle richieste di rimozione sul revenge porn. Su piattaforme come quelle di Meta non serve neppure un ordine del giudice: basta la richiesta della vittima per ottenere la cancellazione di contenuti in tempi abbastanza rapidi. Su Telegram non c’è verso. Nella pratica, intervengono solo per reati che abbiano un regime sanzionatorio pesante nei Paesi di origine, quindi negli Emirati. Altrimenti se ne fregano. Agiscono sulle frodi, dove il governo americano può contestare il favoreggiamento. E per la pedopornografia, ma nemmeno tutta”. In Italia intervennero sui gruppi No Vax “ma solo quando ci furono minacce di morte”, spiega ancora. “Non hanno chiuso i gruppi, hanno disattivato e cancellato solo alcuni contenuti. Tanto che il famigerato ‘Basta dittatura’ è ancora online.

Vladimir Putin allo stadio di Mosca
Foto | Rossija 24

Uno dei tanti aneddoti che riguarda Pavel Durov risale a circa dieci anni fa. Dalla finestra del suo ufficio a San Pietroburgo, cominciò a lanciare aeroplanini di carta, che in realtà erano fatti con banconote da 5.000 rubli. All’epoca circa 200 euro. In strada si scatenò il caos. La folla dei passanti impazzì. Il giovane programmatore spiegò su Twitter di aver dovuto interrompere i generosi lanci perché “le persone sono diventate animali”. Tuttavia quell’aeroplanino di carta gli rimase in testa e diventò l’iconcina della sua app. A differenze di quelle banconote, a nove anni dalla nascita Telegram è più in quota che mai.


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