Non solo Anonymous | 300mila hacker uniti contro la Russia

I volontari sono stati reclutati tramite il gruppo IT Army of Ukraine, la cui esistenza è stata segnalata su Twitter dal vice primo ministro ucraino Mykhailo Fedorov

Un hacker
Foto Pixabay | Geralt
newsby Alessandro Bolzani15 Marzo 2022


In una guerra moderna anche un computer può diventare un’arma temibile, soprattutto quando finisce nelle mani giuste. Anonymous lo ha ampiamente dimostrato: nelle ultime settimane il collettivo di hacker ha reso la vita dell’amministrazione Putin molto difficile, impedendo a vari siti governativi di restare online per più di una manciata di ore al giorno. Non sono mancate altre azioni volte a ostacolare la Russia, come l’invio di 7 milioni di sms ai cittadini russi, contenti informazioni su quanto sta effettivamente accadendo in Ucraina. Ma di fronte a una potenziale superpotenza mondiale, neppure un gruppo ampio come Anonymous può resistere da solo. Per fortuna il collettivo può contare sull’aiuto di oltre 300mila hacker volontari, che hanno risposto alla “chiamata alle armi digitale” fatta sul gruppo Telegram “IT Army of Ukraine”.

300mila hacker volontari scendono in campo

La chat è stata utile per raccogliere adesioni, ma si sta dimostrando indispensabile anche per organizzare le varie azioni di disturbo. Gli hacker si stanno dando da fare per disturbare i servizi web su cui la Russia fa affidamento. I potenziali bersagli non sono solo i siti istituzionali, ma anche quelli dei media, delle banche e del colosso dell’energia Gazprom. Nel tentativo di mitigare gli attacchi, la Russia ha filtrato l’accesso ad alcuni portali, causando ulteriori disagi.

A radunare gli hacker sul gruppo Telegram è stato Mykhailo Fedorov, vice primo ministro dell’Ucraina e ministro per la trasformazione digitale. È stato proprio lui a condividere il link alla chat sul suo profilo Twitter. “Abbiamo bisogno di talenti digitali”, ha twittato in quell’occasione. “Ci saranno dei compiti per tutti”, ha aggiunto. E non si può certo dire che abbia mentito. Tra attacchi DDoS (distributed denial of service), che rendono irraggiungibili i siti presi di mira e azioni di contropropaganda le cose da fare non mancano mai.

Non tutti gli esperti di cybersecurity vedono di buon occhio l’iniziativa. Secondo Alan Woodward, docente di sicurezza informatica presso l’Università del Surrey, le azioni svolte finora si sono limitate a dare qualche piccolo grattacapo alla Russia, senza avere un effetto decisivo sulle sorti della guerra. Inoltre è inevitabile che all’intero di un “esercito digitale” così grande sia presente qualche mela marcia. “Questi volontari potrebbero attaccare dei bersagli diversi da quelli segnalati dal governo ucraino. Potrebbe avvenire anche per errore. Per esempio, un ransomware usato per creare dei problemi al governo russo potrebbe finire per danneggiare un ospedale e non credo che qualcuno desideri che ciò accada”. C’è anche il timore che qualche filorusso potrebbe infiltrarsi all’interno del gruppo e sabotare le operazioni.


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