ChatGPT “bloccato” dal Garante della Privacy: dati raccolti illecitamente

L’autorità privacy ha disposto una limitazione provvisoria al trattamento dei dati degli utenti italiani nei confronti di OpenAI

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Newsby Alessandro Bolzani 31 Marzo 2023

Il Garante della privacy ha disposto una limitazione provvisoria al trattamento dei dati degli utenti italiani che usano ChatGPT nei confronti di OpenAI, la società che ha sviluppato e gestisce la piattaforma. Il chatbot resta comunque utilizzabile in Italia, ma i suoi creatori dovranno adeguarsi alle misure richieste dall’autorità entro 20 giorni, pena una multa da 20 milioni di euro o pari al 4% del fatturato. Nella sua istruttoria, il Garante ha rilevato l’assenza di un’informativa agli utenti e a tutti gli interessati i cui dati vengono raccolti da OpenAI, ma soprattutto l’assenza di una base giuridica che giustifichi la raccolta e la conservazione massiccia di dati personali.

Il log in di ChatGPT
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Gli altri problemi evidenziati dal Garante della Privacy

Un altro problema riguarda l’età degli utenti. Anche se secondo i termini pubblicati da OpenAI il servizio sarebbe rivolto ai maggiori di 13 anni, il Garante della privacy ha riscontrato l’assenza di qualsivoglia filtro per la verifica dell’età dei più giovani, che li espone a contenuti inadatti rispetto al loro grado di sviluppo e autoconsapevolezza. L’autorità, inoltre, ha evidenziato che non sempre le rispose di ChatGPT “corrispondono al dato reale, determinando quindi un trattamento di dati personali inesatto”.

Pur non avendo una sede nell’Ue, OpenAI ha comunque designato un rappresentante nello Spazio economico europeo.

Che cos’è ChatGPT?

ChatGPT è un chatbot basato sull’intelligenza artificiale. Può interagire con gli utenti basandosi sull’enorme mole di dati con i quali è stato addestrato, generando risposte plausibili e in linea di massima accurate. Può essere usato per ricevere delle spiegazioni semplici su argomenti complessi, fare delle traduzioni, ricevere delle indicazioni per raggiungere una destinazione, scrivere parte di un codice per un’applicazione e molto altro ancora. Questa versatilità ha spinto varie scuole negli Stati Uniti vietarne l’utilizzo, mentre altre hanno cercato di sondarne le potenzialità alla ricerca di modi per inserirlo con la giusta attenzione nel percorso di apprendimento.

OpenAI
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Microsoft ha apprezzato fin da subito le potenzialità del chatbot, arrivando a investire più di dieci miliardi di dollari nel suo sviluppo e a integrarlo nella nuova versione di Bing, il suo motore di ricerca. Ora il colosso di Redmond sta lavorando per portare l’intelligenza artificiale di OpenAI all’interno del pacchetto Office, così da renderlo sempre più utile per gli utenti. Su Word l’IA non si limiterebbe a individuare gli errori grammaticali o di battitura, ma si spingerebbe persino a invitare l’utente a riscrivere delle intere frasi per migliorare il testo nel suo complesso.