Tennis, exploit azzurri non è un caso: “La rivoluzione 20 anni fa”

Intervista a Roberto Catalucci, ex docente della Scuola Maestri della Federazione sui risultati italiani nel tennis. Quanto è stato fatto negli ultimi anni e il ruolo della “rivoluzione” di Lombardi

“Il tennis italiano raccoglie i frutti del lavoro fatto
Un campo da tennis
newsby Redazione15 Luglio 2021


Non è un “ciclo” casuale quello che sta vivendo negli ultimi anni il tennis italiano maschile: prima Fognini e Cecchinato, poi Berrettini, Sonego e adesso le giovani promesse Sinner e Musetti. La storica finale di Wimbledon di Berrettini lascia sperare in risultati sempre più positivi in Coppa Davis e nei trofei internazionali. “L’Italia sta cominciando a raccogliere i frutti di un lavoro iniziato negli anni Duemila dalla Federazione”. 

A sostenerlo è Roberto Catalucci, maestro di tennis che nella Federazione Italiana Tennis ha lavorato per dieci anni. Proprio nel settore della formazione dei maestri. Figure fondamentali perché sono loro a far sbocciare i talenti. E lui stesso ha avuto un occhio sempre attento alle giovani promesse. Attualmente è l’allenatore di Noemi Basiletti. Campionessa italiana per tre anni consecutivi nelle categorie under 12, under 13 e under 14.

Il ruolo di Roberto Lombardi

Secondo Catalucci c’è un nome legato alla svolta del tennis maschile italiano. È Roberto Lombardi. Colui che ha rifondato la Scuola Maestri della Federazione a partire dagli anni Duemila. E ha contribuito a introdurre concetti divenuti poi fondamentali nello sport: la tecnologia e l’approccio scientifico. “È anche grazie all’evoluzione del ruolo del maestro se oggi abbiamo dieci tennisti italiani tra i primi cento al mondo”, spiega Catalucci.

Lombardi era un ex tennista e un noto commentatore televisivo. E soprattutto era laureato in matematica e fisica. “Si rese conto della necessità di passare da un approccio empirico a uno scientifico nella formazione dei maestri e nel modo in cui si seguono i professionisti”, riassume Catalucci. Per questo decise di creare un team con il compito di modernizzare la formazione dei maestri di tennis italiani. Tre persone, tra cui Roberto Catalucci.

Il tennis “scientifico”

Venti anni dopo sembra la normalità, ma in quegli anni ancora le nuove tecnologie e le conoscenze scientifiche non venivano applicate come adesso nell’allenamento dei campioni. “La biomeccanica per capire i movimenti e rendere più efficienti le prestazioni. Gli studi sull’energia elastica per individuare il punto ottimale di impatto con la pallina. Le analisi video per valutare i movimenti e le strategie in campo”, riassume Catalucci.

Per lavorare in questi ambiti ci vogliono però conoscenze da parte degli allenatori. Così nei primi anni di “rifondazione” della Scuola Maestri, Lombardi invita a Roma per tenere delle lezioni i più esperti al mondo nei vari settori. Bruce Elliot, professore di biomeccanica alla University of Western Australia. Il preparatore atletico Paul Doroshenko, che in quegli anni lavorava con un giovanissimo tennista svizzero: Roger Federer. 

La Federazione in questi anni

Lombardi è scomparso nel 2010 dopo una lotta contro la Sla, che gli aveva impedito di continuare a raccontare il mondo del tennis. La sua eredità è rimasta. La Scuola Maestri della Federtennis adesso ha il nome di Istituto di Formazione Roberto Lombardi. E la modernizzazione è proseguita, in particolare per quanto riguarda la riforma del “piano studi” degli aspiranti tennisti.

Secondo Catalucci, tuttavia, gli investimenti sarebbero potuti essere maggiori per consolidare i risultati. Sebbene riconosca quanto ottenuto dal presidente Angelo Binaghi per quanto riguarda il tennis italiano. “Ha sistemato i conti degli Internazionali d’Italia e li ha rilanciati. Ha portato le Atp Finals a Torino. E infine ha creato una televisione interamente dedicata al tennis visibile su Sky”.

Inoltre la Federtennis fornisce un notevole aiuto economico, di strutture, di fisioterapisti a tutti i giocatori professionisti over 18 e ai team privati che li seguono. Un sostegno che in alcuni casi può rivelarsi indispensabile.

E adesso? Dopo Berrettini a Wimbledon arriveranno altri risultati per il tennis azzurro? “Adesso la speranza è che si attivi un meccanismo di concorrenza positiva che aumenti l’auto-efficacia percepita dai giocatori italiani nella top 100, tutti tecnicamente validi”, sostiene Catalucci. Insomma, scatti la scintilla: “Se ce l’ha fatta Berrettini posso farcela anch’io”.


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