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“Spunti Gialli”: Ewan guizza, Nizzolo ci prova, Viviani crolla

L’avevamo preconizzata ieri mattina, la volatona finale. E volata è stata nella terza tappa del Tour de France. Caleb Ewan (voto 10), funambolico soldo di cacio, degno erede “canguro” di Robbie McEwen (storico rivale di Cipollini prima e di Petacchi poi nei primissimi duemila), è rimasto imbottigliato nell’ingorgo che creatosi sul lungo rettifilo di Sisteron. Da favoritissimo, pareva fuori dai giochi quando tutti i pretendenti sono saliti di watt. Come una locomotiva, l’unico in grado di domare il vento contrario sembrava l’irlandese Sam Bennett (voto 7,5).

Forse però ha chiesto troppo ai portentosi cavalli del suo motore: la vittoria era lì, non fosse che Ewan, con uno slalom che neanche Alberto Tomba sulla 3-Tre di Madonna di Campiglio, è riuscito in uno spettacolare sorpasso proprio negli ultimi dieci metri. Un capolavoro di acrobazia: i due sprinter più quotati non si sono smentiti, ma Ewan ha raddrizzato una volata ampiamente compromessa ai 500 metri dal traguardo.

Dietro di loro, primo degli umani, un redivivo Giacomo Nizzolo (voto 8), al primo podio in carriera al Tour. Il campione d’Italia e d’Europa non ha la verve di una settimana fa: gli strascichi del patapumfete (per fortuna senza conseguenze) di sabato si sono fatti sentire. Tatticamente però si è mosso con sagacia da falco, e ci ha provato: di certo non ha la gamba dei due quotati colleghi, ma potrà sfruttare i loro errori nei giorni a venire. Nelle letture di gara, infatti, sbaglia poco o nulla. Nella top ten, altre due bandiere nostrane: Trentin (voto 7) ha addentato un buon ottavo posto, Bonifazio (7 anche per lui) una decima piazza che inietta morale.

Tour de France, una terzo atto tutto “mangia e bevi”

Terzo atto tutto “mangia e bevi” alla Grande Boucle, lontano parente di quei tapponi piatti come tavole da biliardo che per anni hanno contrassegnato la prima settimana al Tour, lasciando la libido tutta nel finale affidata all’estro delle pedivelle veloci. Per carità, nessun patema d’animo per i big: nei dolci Gpm di inizio tappa, spazio alla fuga tutta sudore e visibilità dei peones Cosnefroy, Cousin e Perez (voto 9 a tutti). Se i primi due si sono dannati per fare la loro corsa, il terzo ha a lungo strizzato l’occhio alla maglia a pois facendo la voce grossa sui colli di giornata. Una caduta in discesa gli ha tramutato il sogno in incubo: la clavicola ha fatto crac, e il portacolori della Cofidis è stato costretto a salire in ammiraglia.

Già, la Cofidis: ha i colori biancorossi l’ennesimo tracollo stagionale di Elia Viviani (voto 3 a lui, 5 alla squadra). Dalla Milano-Sanremo in avanti, il talento veronese ha vissuto un agosto buio. A fari totalmente spenti. Il team transalpino in inverno ha lasciato andare Bouhanni per dare all’azzurro i galloni di capitano unico. Nonostante non sia una corazzata come la Deceuninck, lo sta mettendo in condizione di farsi le sue volate. E’ lui che proprio non ha birra. Rinunciatario e scazzato. Per carità, con l’andar dei chilometri potrebbe ritrovarsi. Va detto però che nel 2019 suonava tutt’altra musica.

Il ritorno di D’Artagnan

Tour de France, Julian Alaphilippe @filip bossuyt from Kortrijk, Belgium

Ed eccoci agli aspiranti in giallo. Lou-Lou Alaphilippe (voto 8) ha riacceso il grande quesito Oltralpe: sicuri sicuri che non può lottare per vincerlo questo Tour? Un paese intero lo sospinge. La frazione odierna, col primo assaggino di Alpi e l’arrivo in salita (o meglio, salitella) ad Orcieres-Merlette, è cesellato su misura per uno scattista come D’Artagnan: cercherà il successo in giallo.

Occhio però a Roglic (voto 6 ieri): lo sloveno non sgambetta vivacemente come al Delfinato prima del tonfo, ma su questi arrivi va a nozze. Bernal (voto 8 ieri) ha deciso di non correre rischi inutili dopo sabato: sarà difficile infinocchiarlo. Sembra ristabilito anche Pinot (voto 9), nonostante le croste eredità dell’armageddon di sabato: tenterà di salvare la gamba, in un traguardo che prima del via aveva cerchiato in rosso. Tutti i grossi calibri domani sono attesi all’appello: la salita è pedalabile, più da rasoiata secca. Potrebbe arrivare un gruppo dei migliori con 15-20 unità. O forse no: in quel caso, qualcuno dovrà leccarsi ferite brucianti.

Valerio Mingarelli

Nato a Fabriano, ai piedi degli Appennini, nel 1980. Ho iniziato a “gattonare” nelle testate locali umbre e marchigiane grazie al basket e al calcio. Giornalista professionista dal 2008, da allora tra Milano e Roma ho sempre fatto il viandante dell’informazione girovagando per radio, TV, quotidiani, agenzie e uffici stampa. Con la penna o col microfono in mano, mi sono sempre divertito da matti. Oggi seguo perlopiù le vicende del Parlamento nostrano, ma lo sport rimane sempre una passionaccia elettrizzante.

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