La parabola di Anatoliy Tymoshchuk, da leggenda ucraina a traditore della patria

Dopo l’invasione dell’Ucraina, l’ex centrocampista ha deciso di rimanere in Russia dove è vice allenatore dello Zenit di San Pietroburgo: le (dure) reazioni dei connazionali e colleghi

Anatoliy Tymoshchuk
Foto Wikimedia Commons | Biser Todorov (CC BY-SA 3.0)
newsby Alessandro Boldrini27 Aprile 2022


In una fredda serata torinese del dicembre 2009 l’allora centrocampista ucraino del Bayern Monaco Anatoliy Tymoshchuk raccoglieva un pallone vagante al limite dell’area di rigore e batteva il portiere della Juventus, Gianluigi Buffon, con un poderoso destro da fuori. Era il gol del definitivo 4-1 per i tedeschi, che condannava i bianconeri a salutare la Champions League già ai gironi.

In Baviera rimarrà fino al 2013, culminando una carriera di successi con la vittoria della Coppa dalle grandi orecchie contro il Borussia Dortmund. Tre anni più tardi, il 21 giugno 2016, Tymoshchuk scenderà invece in campo per l’ultima volta con la maglia della Nazionale ucraina nella sconfitta per 1-0 contro la Polonia ai gironi di Euro 2016. Un’apparizione che lo ha fatto entrare nell’olimpo del calcio ucraino con il record di presenze in Nazionale (144). Meglio perfino di una leggenda come Andriy Shevchenko (111). Già, una leggenda. Ciò che ora in patria non è più considerato: vediamo perché.

Tymoshchuk rimane in Russia, ira dei connazionali: “Traditore”

Dopo il ritiro dal calcio giocato, Tymoshchuk ha iniziato la carriera da allenatore. Attualmente è il vice di Sergej Semak sulla panchina dello Zenit di San Pietroburgo (dove ha militato per quattro anni anche da calciatore). La stessa città che avrebbe dovuto ospitare la finale di Champions di quest’anno, prima che la Uefa spostasse la sede a Parigi a seguito dell’invasione russa in Ucraina. Nonostante la guerra, però, l’ex centrocampista del Bayern ha deciso di restare in Russia, a differenza di molti colleghi che hanno lasciato il Paese.

Zenit San Pietroburgo
Foto | Dal web

Circostanza che ha scatenato l’ira di molti connazionali e colleghi del mondo del calcio, i quali hanno criticato la sua permanenza nella patria di Vladimir Putin dandogli del “venduto”. A partire dalla Federcalcio di Kiev, che a inizio marzo ha diramato un durissimo comunicato contro l’ex stella. Nel quale si legge che “continua a rimanere in silenzio e a lavorare per il club dell’aggressore” e “con questa scelta consapevole, Tymoshchuk danneggia l’immagine del calcio ucraino”.

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Tanto che ora la Federazione vuole togliergli tutto: record, titoli, riconoscimenti. E perfino la licenza da allenatore. L’ex compagno di Nazionale Oleksandr Aliyev lo accusa invece di essere un traditore della patria; mentre Ruslan Malinovskyi, talentuoso fantasista dell’Atalanta, afferma di non ritenerlo più una leggenda. A fargli eco anche un altro ex calciatore, Yevgeny Levchenko, che si è rivolto direttamente al record-man della Nazionale: “Stai in silenzio ora? Tolya, come farai a conviverci?”.

Zenit Arena
Foto Pixabay | al-grishin

Da ultimo Andriy Yarmolenko. Dopo mesi di silenzio, Tymoshchuk si è rifatto vivo proprio con l’esterno offensivo del West Ham dopo un breve scambio di messaggi. “Gli ho scritto un messaggio: ‘Come fai a dormire la notte?’ – ha raccontato Yarmolenko –. Mi ha risposto: ‘Non riesco a dormire, proprio come te’. Non gli ho più scritto, ma mi ha chiamato”. Una telefonata di appena due minuti. E dai toni drammatici: “Gli ho chiesto: ‘Perché taci? Sei stato un esempio per me. Ti ho ammirato, ma ora non esisti nella mia vita’. Mi ha mandato a fanculo; l’ho mandato anch’io. È qui che è finita la nostra conversazione”.


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