Gigi Riva e Gianni Rivera: nemici in campo, ma anche sul vaccino

Il primo ha annunciato di essersi fatto la terza dose; l’ex capitano del Milan, invece, nemmeno la prima

Gigi Riva e Gianni Riva: nemici in campo, ma anche sul vaccino
Gianni Rivera e Gigi Riva
newsby Lorenzo Grossi12 Novembre 2021


Gigi Riva e Gianni Rivera. Due ex grandi calciatori che hanno scritto la storia rispettivamente del Cagliari e del Milan, nonché entrambi della Nazionale. Compagni di tante avventure, tra cui la vittoria dell’Europeo 1968 e la partita del secolo in semifinale contro la Germania nel Mondiale 1970 (4-3), col tempo i due non sono mai andati particolarmente molto d’accordo. E la questione del vaccino anti-Covid, affrontata questa mattina da Gigi Riva in un’intervista è solo l’ultima differenza di vedute tra i due in ordine cronologico.

Gigi Riva: “Ho fatto la terza dose del vaccino. I No vax? Incommentabili”

Gigi Riva racconta al Corriere della Sera la sua esperienza con il vaccino. ″Ho fatto anche la terza dose, tre settimane fa. Mi hanno chiamato e sono andato. All’ospedale Roberto Binaghi di Cagliari, aggiunge, “mi hanno riconosciuto e mi hanno detto che ho fatto bene″. Ma non sono mancate le critiche dei No Vax, alle quali Riva risponde: ″Io faccio quello che voglio, non dipendo sicuramente da loro: non mi fanno né caldo né freddo. Non ho nessun problema con loro, ma quando vedo le proteste in televisione cambio canale: non si può manifestare creando il caos, picchiandosi. Non voglio neanche commentare chi si comporta così, dopo un anno e mezzo di crisi mondiale dovuta alla pandemia, dopo così tanti morti″. Per poi concludere: “Per fortuna i miei familiari e i miei amici stanno bene. Però la mia badante, Zoia, che è ucraina e vive con me, ha preso il Covid ed è stata all’ospedale una ventina di giorni. Qui a casa è tornata dopo un mese. Ora sta bene″.

Rivera a Porta a Porta: “Il vaccino? Non ci penso proprio”

“Se sono vaccinato? No e non ci penso proprio. Perché ho delle notizie negative. Qualcosa già si sente e qualcosa si sa e si viene a sapere”. Gianni Rivera rispose quasi seccato a una domanda che gli pose Bruno Vespa durante una puntata di Porta a Porta lo scorso giugno. Ma la questione non si limitò alle prime risposte. “Alcuni virologi dicono proprio di evitare”, proseguì Rivera. “Io ho fatto il tampone stamattina ed è risultato negativo. Io sono tranquillissimo. Mi darebbe fastidio essere in quella percentuale di persone sfortunate che si vaccinano e poi muore, disse scuotendo le spalle.

Quella clamorosa lite a distanza nel 2004

Dopo oltre 30 anni dalle loro imprese calcistiche in Nazionale, si venne a sapere che i due non erano così amici. Anzi, non si sopportavano proprio. Tutto cominciò da un’intervista a Rivera nel 2004 dopo l’eliminazione prematura dell’Italia agli Europei in Portogallo. L’ex Pallone d’Oro denunciò che, alla fine, per il disastro della Nazionale, a pagare fosse stato solo Trapattoni, eletto come capro espiatorio della situazione. Una punzecchiatura ai danni di Riva, che lavorava già da 17 anni in Federcalcio come team manager. Anche se probabilmente del tutto involontaria.

L’obiettivo di Rivera erano i calciatori. “Sono ricchi e viziati, travolti dal denaro. Guardate il loro look, è una discesa senza freni. Si sono comportati indegnamente. Se questa è la loro cultura, che vadano tutti a casa”. L’ex numero 11 non ha gradì e rispose con estrema durezza. Da ex nazionale mi sarei aspettato una difesa degli azzurri. Come si fa a scaricare tutto sulle spalle dei calciatori?”. Per poi contrattaccare: “Rivera invece ha parlato da politico strappando facili applausi. Lui appartiene a un mondo che non può dare lezioni al calcio.

I retroscena sul Mondiale di Messico 1970

Nella sua filippica, Riva fece anche riferimento ai Mondiali del ’70 in Messico. Rivera “ci aveva rotto le scatole con quella storia della staffetta tra lui e Mazzola. Lo abbiamo sopportato nove anni, faceva sempre la vittima, noi remavamo e lui faceva il signorino. Quante volte c’è venuta voglia di prenderlo per il collo e dirgli: sporcati i pantaloni!”. Rivera fece il gol del famoso 4-3 alla Germania, ma anche questo non fu sufficiente per Riva. Quel gol è tutto merito di Boninsegna. Se Rivera non avesse segnato, l’avremmo chiuso in un armadietto e non sarebbe più uscito dallo stadio”. Su quella partita si è sempre detto che i compagni avessero accusato Rivera di non essere stato pronto sul 3-3, quando si lasciò passare la palla di Müller tra il fianco e il palo.

Rivera controbatté con altrettanta durezza. “Ricordo che per fortuna ho polemizzato con il tecnico (Valcareggi ndr), così ho potuto giocare i secondi tempi e ho potuto portare gli azzurri, compreso Riva, in finale. Se mi fossi lamentato di più forse avrei giocato qualcosa in più dei sei minuti contro il Brasile e probabilmente avremmo potuto vincere”.


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