Calciopoli, 10 anni fa il (fallimentare) ‘tavolo della pace’ del Coni

Un decennio dopo le polemiche su Calciopoli continuano ad animare il dibattito calcistico: cos’è successo nel frattempo?

Calciopoli, 10 anni fa il (fallimentare) ‘tavolo della pace’ del Coni
Calciopoli, 10 anni fa il (fallimentare) ‘tavolo della pace’ del Coni
newsby Alessandro Boldrini14 Dicembre 2021


Esattamente dieci anni fa, il 14 dicembre 2011, nove fra dirigenti sportivi italiani e della Figc si sedevano attorno a un tavolo. La stampa lo ribattezzò il “tavolo della pace” di Calciopoli. L’incontro, fortemente promosso dall’allora presidente del Coni, Gianni Petrucci, si rivelò però un buco nell’acqua.

Calciopoli, i protagonisti del ‘tavolo della pace’

Alla chiamata di Petrucci risposero: Andrea Agnelli, dal 2010 presidente della Juventus; l’allora patron dell’Inter, Massimo Moratti; il presidente onorario della Fiorentina dell’epoca, Diego Della Valle; l’attuale n.1 del Napoli, Aurelio De Laurentiis; l’ex a.d. del Milan, Adriano Galliani.

Insieme a loro c’erano anche l’allora presidente della Figc, Giancarlo Abete, il segretario generale e il dg della Federcalcio dell’epoca, Raffele Pagnozzi e Antonello Valentini. L’obiettivo – nelle intenzioni di Petrucci – era quello di rimettere insieme i cocci del calcio italiano dopo lo scandalo di Calciopoli, che dal 2006 crea tensioni fra le tifoserie.

La riconciliazione fra Juve e Inter fu un flop

L’esito di quell’incontro fu come detto un flop. Dopo quattro ore e trentasei minuti di vertice, fu lo stesso Petrucci ad ammettere che nessuno aveva fatto un passo avanti, restando fermo sulle proprie convinzioni e idee: “C’è stata la buona volontà ma non si sono ottenuti risultati”, disse l’ex capo del Coni.

Il vero banco di prova fu il tentativo di riconciliazione fra Juve e Inter, le quali valutano ancora oggi la vicenda da due angolazioni diametralmente opposte. In particolare per quanto riguarda la discussa assegnazione dello scudetto del 2006, andato d’ufficio ai nerazzurri.

Un nuovo tentativo, 10 anni dopo, avrebbe senso?

Ma oggi, di quel tavolo, cosa rimane? Di certo ci sono ancora le scorie. La recente inchiesta sulle plusvalenze ha infatti riacceso i toni del dibattito calcistico italiano, con alcuni osservatori che richiamano alla memoria le immagini di Calciopoli.

Al momento, però, non è dato sapere né dove l’inchiesta della magistratura porterà né quali squadre saranno coinvolte. Prematuro, dunque, fare paragoni. Di difficile realizzazione sarebbe invece un nuovo “tavolo della pace”. Anche perché di quei protagonisti, di fatto, ne sono rimasti solo due: Agnelli e De Laurentiis.

Oltre ai vertici federali, sono infatti cambiati perfino i dirigenti e i proprietari dei club che presero parte all’incontro. Inter, Fiorentina e Milan hanno nuove proprietà. Al netto delle partigianerie fra tifosi, gli attuali dirigenti avrebbero, oggi, lo stesso interesse di allora di trovare una visione comune dei fatti?

Il ricorso di Giraudo ammesso dalla Cedu

Improbabile; specie in un mondo del calcio dove gli interessi economici hanno ormai quasi completamente cancellato la passione. Chi crede ancora in una rilettura sono invece i protagonisti di quella stagione, come ad esempio Antonio Giraudo, a.d. bianconero dal 1994 al 2006.

A settembre la Cedu, la Corte europea dei diritti dell’uomo, ha infatti dichiarato “ammissibile” il ricorso che Giraudo – assistito dagli avvocati Amedeo Rosboch e Jean-Louis Dupont – ha presentato nel marzo del 2020. Ciò significa che la Corte di Strasburgo potrà ora valutare l’operato della magistratura italiana.

Il legale Rosboch: “Una voragine per Calciopoli”

E, secondo Rosboch, aprire “una voragine per Calciopoli”. Il ricorso di Giraudo verte sui tempi ridotti (sette giorni) che 15 anni fa furono concessi per predisporre le difese degli imputati, a fronte però di un fascicolo d’accusa di oltre 7mila pagine.

Altro punto riguarda invece il tema della ragionevole durata del processo penale. Che, per i legali di Giraudo, non sarebbe stata garantita, essendo approdato in Cassazione (dove i reati furono dichiarati estinti per prescrizione) soltanto nel 2015. Insomma, siamo di fronte a un nuovo capitolo di Calciopoli. La storia che sembra destinata a non finire mai.


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