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Australian Open dopo le polemiche ci ripensa: sì alle magliette pro Peng Shuai

Sono bastate 24 ore di polemiche globali a spingere l’Australian Open a tornare sui suoi passi. E permettere agli spettatori del torneo, se lo vorranno, di indossare magliette a favore di Peng Shuai. Il direttore del torneo dell’Australian Open, Craig Tiley, ha detto all’Associated Press che sarebbe stato corretto per le persone indossare le magliette al Melbourne Park. A condizione che non si riunissero in grandi gruppi o causassero problemi ad altri spettatori.

Se vogliono farlo, va bene“, ha detto Tiley in un’intervista telefonica. Ma “se qualcuno viene sul posto con l’espresso intento di interrompere il comfort e la sicurezza dei nostri fan, non è il benvenuto“. 

Polemiche per il supporto verso Peng Shuai

Tutto è iniziato nei giorni scorsi quando il personale di sicurezza aveva chiesto agli spettatori di togliere le magliette e uno striscione che recitava “Dov’è Peng Shuai?” prima di entrare a Melbourne Park. 

La frase, faceva riferimento all’hashtag #wherisPengShuai utilizzato su twitter per fare pressioni sulla Cina in merito alla sorte della tennista. La star cinese era infatti scomparsa per tre settimane dopo aver accusato un funzionario cinese di averla violentata. Pur essendo poi ricomparsa in video, e aver smentito quando detto nel suo post di Weibo, continuano a rimanere forti preoccupazioni sul suo stato di salute e di indipendenza.

La decisione di bandire le magliette è stata accolta con aspre critiche da parte di gruppi per i diritti umani e della comunità internazionale del tennis. Con alcuni che hanno suggerito che gli organizzatori si sarebbero piegati alle pressioni dei principali sponsor aziendali cinesi.

Anche il ministro della Difesa australiano Peter Dutton si è scagliato contro il divieto, definendo le azioni di Tennis Australia “profondamente preoccupanti” in un’intervista con l’emittente Sky News. “Penso che dovremmo parlare di questi problemi e incoraggerei le organizzazioni di tennis, incluso Tennis Australia a farlo“. Dutton ha anche elogiato le azioni della Women’s Tennis Association (WTA), che quest’anno ha ritirato tutti i tornei dalla Cina in risposta alla controversia.

Nel frattempo continuano a giungere segnalazioni di attivisti che pianificano di distribuire centinaia di magliette marchiate con la domanda “Dov’è Peng Shuai?” in tempo per la finale femminile degli Australian Open di sabato.

 

 

Giulia Martensini

Classe '89, sono laureata in Giornalismo e Cultura Editoriale e mi occupo da diversi anni di redazione di contenuti per l'online e articoli in ottica SEO. Nata a Brescia, ho vissuto a Parma e Milano con una parentesi di 10 mesi a Salamanca. Lettrice accanita ed ex attivista di Greenpeace Italia, scrivo soprattutto di attualità, sostenibilità e cultura.

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