Buon compleanno Giuliana Salce: un’atleta dimenticata troppo presto

Compie oggi 65 anni una delle donne sportive più forti di sempre. Record del mondo a raffica, violenze subite, doping e autodenunce: Giuliana Salce ha vissuto una carriera piena di successi ma anche di tanti tormenti

Giuliana Salce
Giuliana Salce
newsby Lorenzo Grossi16 Giugno 2020


La storia di Giuliana Salce non è soltanto una vicenda di vita e di sport, ma è anche la storia di una donna nata due volte. Nel suo percorso a ostacoli ci sono sentimenti e stati d’animo che si rincorrono per poi cambiarsi di posto. È lo splendore di una persona che fa grande l’Italia nell’atletica femminile, ma che poi sprofonda nell’oblio, nelle tenebre dell’indifferenza; fino a esporsi all’aperta ostilità.

I successi e i record del mondo di Giuliana Salce nella marcia

Originaria di Ostia Antica, Giuliana Salce è un’atleta che nella prima metà degli anni Ottanta non ha nulla da invidiare alle colleghe americane e soprattutto a quelle russe, che fino a quel momento avevano debellato qualsiasi forma di concorrenza continentale. Nel duopolio della marcia lei è una sorta di intrusa: una non-allineata. Tra le tante discipline, Giuliana opta per la marcia. Una specialità che rappresenta quasi una contraddizione in termini: si deve accelerare ma sempre senza correre; l’appoggio del piede a terra prima con il tallone poi con l’avampiede quasi a slanciarsi verso il passo successivo, in una frequenza scandita da un’eterna alternanza. Da qui, il titolo del recente libro di Massimiliano Morelli, Tacco e punta Giuliana, tacco e punta! (Etrom Mirror edizioni), che racconta la biografia della fondista.

A 24 anni, Salce trova il proprio cavallo di battaglia e dalla marcia le soddisfazioni arrivano subito. In Italia non ha avversarie, ma la dimensione nazionale le sta stretta. Il 1° ottobre 1983 il mondo dell’atletica si accorge di una campionessa italiana che vince senza mai accontentarsi: quel giorno, a L’Aquila, Giuliana stabilisce il suo primo record del mondo sui 5 km di marcia all’aperto su pista, fermando il cronometro a 21’51’’85. Il precedente primato della sovietica Aleksandra Deverinskaya è polverizzato. Alla fine della sua carriera ritoccherà vari record del mondo sulle diverse distanze della marcia per 17 volte. Il 18 gennaio 1985 è l’apoteosi. Palais Omnisports de Parsi-Bercy. È il primo campionato mondiale di atletica leggera indoor. La gara è quella della 3 km di marcia, in un inverno particolarmente rigido in tutta Europa (a Roma non cadeva la neve da parecchi anni). Giuliana Salce ha raccontato le emozioni di quella giornata in un’intervista concessa al Collettivo Banfield, una formazione letteraria fondata a Roma da Diego Mariottini, nel bel libro intitolato Che peccato! (Ultra edizioni), dal quale è tratto gran parte di questo racconto.

“Ricordo che partii molto forte, quasi senza rendermene conto, poi verso metà gara mi chiesi se avevo fatto bene. Arrivai all’unica conclusione logica: se avessi rallentato avrei compiuto un gesto inutile. Tanto valeva proseguire su quei ritmi, se possibile. Rimasi in testa fino alla fine e ricordo bene che all’ultimo giro pensai: ‘ora vado a vincere e basta’. All’arrivo dissi a me stessa: ‘ Ora sono veramente campionessa del mondo’ (…). Finita la premiazione telefono subito a mio padre e in modo molto romano gli dico: ‘A papà, so’ arrivata prima’. Un’emozione pazzesca per entrambi”.

Una vita privata molto tormentata, prima dell’addio alle corse

Una gioia immensa, di cui però Giuliana Salce fa molta fatica a godere. Perché la sua vita privata è sempre stata molto tormentata. Già durante i primi anni della sua giovinezza, infatti, due nemici chiamati anoressia e bulimia attaccano la vita della ragazza. A dieci anni e mezzo subisce una violenza sessuale e per anni non ne parla con nessuno. Poi sposa un uomo che ama più l’atleta che la donna. E nemmeno sempre. Per Giuliana, quello sarà un matrimonio fatto di continui abusi e tradimenti. A seguito di uno scadimento generale di condizione e di qualche dissidio in Federazione, a fine anni Ottanta arriva anche una decisione sofferta ma netta. Stop alle corse. Con 12 titoli assoluti (cinque su strada e sette al chiuso), si guadagnerà l’iscrizione nella Hall of Fame dell’atletica italiana. Si apre un nuovo decennio che si rivelerà molto complicato per Giuliana, rimasta ancora una donna in preda a problemi familiari e a incognite di salute psicofisica: per spezzare la spirale bulimia/anoressia deve ricorrere a uno psichiatra che, tra alti e bassi, riesce a ristabilizzare la situazione dell’ex atleta.

Il ritorno all’attività agonistica e l’autodenuncia per doping

Gli anni Novanta passano così tra oblio e ristrettezze di vario genere, poi però inizia una seconda vita: nel 1999 un dirigente federale le propone di entrare a fare parte della Nazionale amatori di ciclismo. A 45 anni tornano finalmente la ribalta, il successo, gli applausi e le medaglie: nel 2000 Giuliana Salce vince il campionato italiano della montagna e la prova a cronometro. Ma il male sa sempre come serpeggiare tra le debolezze dell’anima e il doping è dietro l’angolo. Per la campionessa ha così inizio un ciclo continuato di Epo lungo quattro mesi; da maggio ad agosto 2001. Solo per quattro mesi secondo qualcuno; addirittura per quattro mesi secondo altri. Senza peraltro vincere niente in quel periodo. Fatto sta che, poco dopo la morte di Marco Pantani, si pente di quello che ha fatto. Ha un rigurgito di coscienza tale da compiere un gesto estremo quanto bello e soprattutto importante ai fini della giustizia: autodenunciarsi per doping. Nessun altro lo aveva fatto; nessun altro lo farà più. Almeno fino ad ora.

L’inchiesta coinvolgerà 137 indagati e l’ex campionessa decide di usare i mass media per rendere pubblico un malcostume che non può più sopportare. Dopo l’autodenuncia, infatti, il giornalista Salvatore Maria Righi la vuole intervistare e lei non ha indugi: vuole parlare chiaro e le sue parole escono sul quotidiano L’Unità il 28 maggio 2004. Una bomba mediatica, in linea con gli sviluppi dell’inchiesta. Per la seconda volta nella sua carriera sportiva Giuliana Salce vede chiudersi in faccia le porte delle varie federazioni. Belle parole di ringraziamento, ma è tutta facciata. Il sistema, di fatto, la lascia in disparte. Dall’oggi al domani lei si ritrova a margine di tutto, senza risorse per il sostentamento, perché ha parlato e non doveva. Dopo anni di immense difficoltà, oggi lavora come operatrice ecologica presso l’AMA (l’azienda municipalizzata che si occupa nella nettezza urbana a Roma). Quando può, va nelle scuole in qualche università a portare la propria testimonianza.

È stata una gloria per l’Italia dello sport, ha sempre vinto in maniera pulita e, quando ha sbagliato, ha deciso di riparare mettendoci la faccia. Senza guadagnarci mai nulla. Anzi. Oggi, quindi, più che mai: tanti auguri, Giuliana.


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