Luis Sepulveda, tutti i suoi libri più famosi

Lo scrittore cileno ha riversato sui suoi scritti tutte le avventure in giro per il mondo. Luis Sepulveda era un mago delle parole, ma sapeva farci sognare pur essendo un uomo di sostanza

libro Sepulveda
libro Sepulveda
newsby Lorenzo Grossi16 Aprile 2020


“Bene, gatto. Ci siamo riusciti”, disse sospirando. “Sì, sull’orlo del baratro ha capito la cosa più importante”, miagolò Zorba. “Ah sì? E che cosa ha capito?”, chiese l’umano. “Che vola solo chi osa farlo”, miagolò Zorba. È difficile raccontare l’arte di Luis Sepulveda, scomparso a seguito di complicazioni del Coronavirus che aveva contratto un mese fa. È più facile, probabilmente, leggerla. Pagine che scorrono, personaggi che lasciano il segno e storie che toccano nel profondo il lettore.

Uomo di sostanza e mago delle parole, è conosciuto in tutto il mondo per un piccolo straordinario capolavoro come “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”, da cui è tratta la frase iniziale. Un romanzo di grandi sentimenti e una storia universale pubblicata nel 1996. E sono proprio i libri dello scrittore cileno a raccontare la vita straordinaria e avventurosa di questo sognatore, nato nel 1949 a Ovalle, in Cile. Nei suoi scritti Sepulveda, a metà fra l’America Latina e l’Europa, ha riversato le sue avventure in giro per il mondo, le fughe rocambolesche e i grandi amori, come quello per la poetessa Carmen Yáñez.

Nei libri di Sepulveda c’è tutta la sua vita

L’esordio arriva con “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore”, in cui ripercorre i sette mesi nella foresta amazzonica in compagnia degli Indios Shuar. Un’avventura nata dopo che, negli anni Settanta, espulso dal Cile, si unì all’Unesco per studiare l’impatto della civilizzazione sulle popolazioni native. Poco dopo arrivò “Il mondo alla fine del mondo”, reportage della sua esperienza con Greenpace negli anni Ottanta, fra inseguimenti, lotte contro i pescatori giapponesi e incontri con le balene.

La militanza politica scelse di raccontarla solo qualche tempo dopo, in “La frontiera scomparsa”, dando voce a un prigioniero cileno che fugge dalle prigioni di Pinochet superando Argentina, Bolivia, Perù, Ecuador e Colombia, fino ad arrivare a Panama e infine in Spagna. Per scoprire la sua storia d’amore, travolgente e bellissima, con la poetessa Carmen Yáñez, basta leggere “La lampada di Aladino”. Tra le pagine, la storia di due giovani che partecipano alle lotte del movimento studentesco negli anni della dittatura di Pinochet. Una relazione raccontata anche in “Un nome da torero”, con protagonista un ex guerrigliero cileno. Fra i suoi capolavori anche “Diario di un killer sentimentale” e “Incontro d’amore in un paese di guerra”, in cui, ogni volta, nascondeva un pezzo di sé e della propria storia. Sino al poliziesco “L’ombra di quel che eravamo”, nato dopo un pranzo con un amico, membro di un movimento armato che si scontrò duramente con Pinochet.

Una volta disse: “Viaggiando in lungo e in largo per il mondo ho incontrato magnifici sognatori, uomini e donne che credono con testardaggine nei sogni. Li mantengono, li coltivano, li condividono, li moltiplicano. Io umilmente, a modo mio, ho fatto lo stesso”.  Negli ultimi anni temeva di essere l’ombra di ciò che era stato. Ma l’ombra per esistere ha bisogno di luce. Quella di Sepulveda non si è spenta e mai lo farà: nei suoi libri, nella nostra memoria, per sempre.


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