Luca Barbarossa, dalla vittoria al Festival di Castrocaro a oggi

L'apice della carriera del cantautore è arrivato nel 1992, anno in cui ha trionfato al Festival di Sanremo con "Portami a ballare"

Luca Barbarossa
newsby Ilaria Macchi29 Aprile 2021


Luca Barbarossa ha ottenuto l’apice del successo nel 1992 grazie al brano “Portami a ballare” con cui ha ottenuto la vittoria al Festival di Sanremo. Ma la sua carriera è decisamente più lunga, iniziata quando era solo un ragazzo e gli ha permesso di farsi apprezzare soprattutto per la profondità dei suoi brani, spesso incentrati sull’amore e su quanto questo sia importante per le nostre vite.

L’artista ha da poco pubblicato un libro, dal titolo “Non perderti niente, un romanzo autobiografico in cui ha voluto svelare alcuni lati di sé di cui non aveva mai parlato nei suoi testi. Un modo inedito per mettersi a nudo e parlare anche delle sue fragilità.

Luca Barbarossa “Portami a ballare” e tutti i suoi successi

Il 2021 è un anno certamente speciale per Luca Barbarossa, che pochi giorni fa (il 15 aprile) ha festeggiato il suo 60esimo compleanno. L’età è però per lui soprattutto un numero e non vuole che questa possa condizionare la sua vena creativa. La sua passione per la musica è però innata: a diciassette anni, infatti, aveva iniziato a girare per l’Europa insieme a un gruppo di amici con cui si dilettava a suonare soprattutto musica americana.

La svolta è però arrivata nel 1980, anno in cui decide di prendere parte al Festival di Castrocaro su invito di Gianni Ravera. Qui gareggia con il brano “Sarà l’età” con cui ottiene la vittoria, risultato che precede la firma del suo primo contratto con una casa discografica,la Fonit Cetra. Quella manifestazione rappresenta per lui un vero e proprio trampolino di lancio: il cantante decide così di mettersi alla prova in una vetrina importante come quella del Festival di Sanremo, dove gareggia nel 1981 con Roma sbagliata”, canzone grazie alla quale ottiene il quarto posto nella classifica generale, primo tra i giovani. Pochi mesi dopo esce il suo primo album.

Nel 1988 Luca decide di tornare all’Ariston, dove si mette in mostra con un brano dal testo profondissimo, “L’amore rubato”, incentrato su una questione delicata come quella della violenza carnale. Anche in questo caso il riscontro è più che positivo: riesce infatti a piazzarsi sul gradino più basso del podio.

L’artista è ormai sempre più apprezzato dal pubblico: il suo disco “Non tutti gli uomini” registra ottimi risultati di vendita. E’ lui a rappresentare l’Italia in una cornisce internazionale importante come quella dell’Eurovision nel 1988, dove si presenza con “Ti scrivo”. Ma la consacrazione vera e propria è dietro l’angolo ed è datata 1992, anno in cui ottiene la vittoria al Festival di Sanremo con “Portami a ballare” (poco tempo prima aveva cambiato casa discografica firmando con la Columbia). Un testo a cui lui è particolarmente legato e dedicato al rapporto con la mamma.




Successivamente il cantautore sarebbe tornato a gareggiare alla kermesse canora in tre occasioni, nel 1996, nel 2003 e nel 2018, rispettivamente con “Il ragazzo e la chitarra”, “Fortuna” e “Passame er sale”.

La sua vita privata

Luca Barbarossa è sposato da anni con Ingrid, sposata nel 1999 e da cui ha avuto tre figli, Valerio (1999), Flavio (2001) e Margot (2004).

A distanza di tempo, lui ama ricordare il loro primo appuntamento: “L’ho conquistata con delle fettucine al tartufo. Lei viveva a Parigi, in centro, e avevamo cominciato a frequentarci. A un certo punto mi presento, invece che con un anello, con un rotolo di pasta da tagliare, una sfoglia e un tartufo d’Alba. Eravamo in una mansardina. Fu una cenetta simpatica e romantica. Sembravamo due “Aristogatti” con il tartufo” – sono state le sue parole a ‘Tv Sorrisi e Canzoni’.

Il suo ultimo brano sanremese, “Passame er sale”, era proprio dedicato all’amore della sua vita: “Questa canzone parla d’amore. Non quello che si vive nella fase dell’innamoramento. Ma quello che ci accompagna per tutta la vita in un crescendo di sentimenti. Quello profondo, che attraversa i momenti più difficili. Quello dell’allontanamento e dei riavvicinamenti. Quello che resiste ai figli che crescono e al tempo che passa”.


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