Jim Carrey: i 60 anni pacifici e riparati del triste genio della risata

Talento precocissimo, sensazione della commedia Usa anni '90, Jim Carrey è poi diventato attore osannato anche dalla critica. Ma con tanti dolori personali

Jim Carrey
Jim Carrey (Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic license)
newsby Marco Enzo Venturini17 Gennaio 2022


Non fraintendetemi. Jim Carrey è un gran bel personaggio. E sono stato fortunato ad ottenere quella parte. Ma non penso che quella persona sia io. Non più“. In queste, significative parole, pronunciate durante il Jimmy Kimmel Show con il sorriso ma anche con tanta amarezza, si cela il senso più profondo di un uomo, prima ancora che di un grande attore. Che nel corso di una carriera quasi quarantennale ha rapito tutti con il sorriso misto a un pizzico di geniale follia. Ma che, come spesso accade ai geni della risata, cela una realtà in cui il dolore è spesso stato un compagno di viaggio. Un uomo che oggi compie 60 anni.

Jim Carrey: una gioventù non sempre facile

Jim Carrey nacque il 17 gennaio 1962 a Newmarket, a circa 25 km da Toronto. E il suo talento sbocciò prestissimo. Già a 10 anni compagni di scuola e insegnanti erano rapiti dal suo talento istrionico, dalla voglia di divertire e intrattenere e dai primi assaggi di quelle imitazioni e siparietti demenziali che il mondo avrebbe imparato presto a conoscere. Il tutto con il sostegno di una famiglia tanto presente quanto non priva di problemi.

Se da un lato il padre non gli fece mai mancare il sostegno morale, dal punto di vista economico le cose andarono diversamente. E così Jim Carrey e famiglia dovettero vivere per qualche tempo in un furgone Volkswagen dopo che papà Percy rimase senza lavoro. Oltretutto mamma Kathleen iniziò a lottare contro alcuni demoni personali, con il sedicenne Jim che abbandonò la scuola per lavorare e starle vicino.

Dalla gavetta all’improvvisa esplosione

Il talento, quando c’è, non può però fermarsi a guardare. E dal 1979, anno del trasferimento a Los Angeles, Jim Carrey fece tutto il possibile per portare le sue maschere, le sue imitazioni, la sua comicità molto fisica e solo apparentemente superficiale, di fronte al più ampio pubblico possibile. E dopo una miriade di apparizioni di stand up comedy e nei Live Show delle più svariate emittenti del Nord America, lo spazio a lui concesso nel mondo dello spettacolo divenne sempre maggiore.

Dopo la tv, anche il cinema si accorse di lui. Ma lasciandolo per un decennio abbondante solo sullo sfondo. Fino al 1994. Nel giro di pochi mesi uscirono nelle sale ‘Ace Ventura – L’acchiappanimali‘, ‘The Mask – Da zero a mito‘ e ‘Scemo & più scemo‘. La critica storse il naso, specie per quest’ultimo, ma il pubblico no. Jim Carrey divenne un fenomeno del botteghino e la nuova sensazione della comicità mondiale. Con schemi fin troppo classici, dallo slapstick alla smorfia costante, ma rielaborati in una chiave contemporanea che la gente trovò irresistibile. Buster Keaton per qualcuno, addirittura Jerry Lewis per altri.

Quando Jim Carrey andò oltre se stesso

Il rischio di restare intrappolato nei panni del moderno clown erano evidenti. Ma al contempo il mercato aveva fame di Jim Carrey. Così nel giro di un anno entrò nell’universo dei supereroi (fu l’Enigmista nel dimenticabile ‘Batman Forever‘) e di tre divenne l’attore comico più pagato di sempre con ‘Bugiardo bugiardo‘. Ma capì immediatamente di dover andare oltre se stesso. E così nel 1998 divenne il profondissimo Truman Burbank in ‘The Truman Show‘ e, soprattutto, nel 1999 l’Andy Kaufman di ‘Man on the Moon‘. Ecco i favori della critica, ecco due Golden Globe. La maschera era solo una maschera, il talento dell’uomo andava oltre. Ed era in grado di reggere anche ruoli di profondo dramma.

Ma ecco che il dramma tornò a bussare con prepotenza nella sua vita. Se il mondo dello spettacolo si ritrovò nel giro di un paio d’anni a scusarsi con lui per averlo di fatto bollato come guitto, Jim Carrey crollò. Troppo il peso di togliersi quella fastidiosa etichetta, troppo il desiderio di rispettare le sue altissime aspettative. Troppa anche la responsabilità di diventare sul grande schermo Andy Kaufman, un suo personale mito. E così, a Millennio ancora non finito, un attore diventato finalmente grande conobbe per la prima volta quella tremenda compagna che lo avrebbe accompagnato per i successivi vent’anni. La depressione.

Dalla tragedia alla depressione, alla rinascita

Una vicenda raccontata molto tempo dopo, nello straziante docu-film ‘Jim & Andy: The Great Beyond‘ del 2017. Ma su cui Jim Carrey è tornato in diverse interviste, dopo aver sfiorato il baratro nel 2015. Ossia l’anno della scomparsa della sua ultima compagna, Cathriona White, stroncata da alcune pillole meno di una settimana dopo la loro separazione. “La vita è un’altalena tra la gioia e la tristezza. E a volte bisogna affrontarle con la convinzione che gli stati d’animo spesso derivano dalle circostanze esterne e non li puoi controllare. Se puoi avere tutto e continuare a pensare che non sia sufficiente, allora capisci che non sono i traguardi falliti a determinare il tuo stato d’animo“, spiegò al ‘Corriere della Sera’ nel gennaio 2020.

Un ritorno alla vita pubblica (compresa la coloratissima saga di ‘Sonic) dopo anni di oblio, visto anche il processo affrontato dopo la denuncia della famiglia di Cathriona. E un’immagine esuberante che aveva lasciato spazio a un’esistenza riparata, silenziosa, lontana dai palcoscenici. Sempre meno film, alcuni decisamente notevoli (a partire da quell’Eternal Sunshine of the Spotless Mind di cui tanto fu criticato l’adattamento del titolo in italiano). Ma una carriera spezzata come l’uomo che c’era dietro. Un uomo a cui non sono bastati i sorrisi per nascondere il dolore. E che ha avuto il coraggio di fare un passo indietro per ritrovare la pace. Buon compleanno, Jim Carrey.


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