James Bond, ecco come poteva essere 007 per un testo perduto di Ian Fleming

Una sceneggiatura mai pubblicata di ‘Moonraker’ rivela le idee originali dell’autore per l’11esimo film di James Bond: niente M né Moneypenny

James Bond Moonraker
Foto YouTube | James Bond 007
newsby Alessandro Boldrini30 Aprile 2022


Una delle avventure cinematografiche più iconiche della saga di James Bond avrebbe potuto essere molto diversa da come la conosciamo. Come riporta il Guardian, infatti, una sceneggiatura inedita del creatore dell’agente segreto più famoso al mondo, Ian Fleming, riscrive in parte la storia di ‘Moonraker – Operazione spazio’, film del 1979 diretto da Lewis Gilbert.

Nell’11esimo capitolo della saga 007 è interpretato da Roger Moore, alla sua quarta (sulle sette totali) apparizione nei panni di Bond. ‘Moonraker’ è spesso ricordato come uno dei film più “leggeri” della serie, soprattutto per la rappresentazione giocosa e scherzosa che l’attore protagonista fa del personaggio principale. Versione che si discosta dal romanzo originale di Fleming, datato 1955, ma anche dalla resa cinematografica che l’autore stesso aveva ideato. E che addirittura non prevede due personaggi chiave: vediamo quali.

James Bond: nel ‘Moonraker’ di Fleming niente M né Moneypenny

Nel 1956, un anno dopo la pubblicazione del suo terzo romanzo, Ian Fleming scrive una sceneggiatura di 150 pagine per adattare la sua storia al grande schermo. Il testo, mai pubblicato, è comparso nel 2015 durante un’asta, ma è venuto alla luce solo di recente come parte della collezione di cimeli di 007 di Peter e Adrian Harrington, due importanti antiquari londinesi.

Ian Fleming James Bond
Foto Flickr | Scio Central School Website Photo Gallery (CC BY-ND 2.0)

La sua peculiarità ha subito attirato l’attenzione di Jon Gilbert, esperto conoscitore delle opere di Fleming, che al periodico The Observer racconta che quella di ‘Moonraker’ del ’56 è la prima e unica sceneggiatura dello scrittore morto otto anni più tardi, nel 1964. Si tratta cioè della prima volta che l’autore immagina James Bond sul grande schermo e perciò è molto importante. Secondo Gilbert, nel complesso queste 150 pagine hanno un tono “molto più serio” rispetto al film del ’79, con la vicenda che si dipana nel pieno della guerra fredda fra costanti minacce di un’escalation nucleare.

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Il capo dell’Mi6, il servizio d’intelligence esterna britannica, invece non si chiama “M” e l’uomo descritto rispecchia di più un gentleman degli anni Cinquanta piuttosto che il burbero personaggio che conosciamo. Diverse sono anche le scene d’azione, così come i dialoghi, ricchi di dettagli e pertanto più simili a quelli di un’opera letteraria. Grande assente, infine, è la segretaria di M, Miss Moneypenny, nota per i suoi occhi dolci verso l’affascinante 007.


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