Intervista esclusiva a Enrico Vanzina: “Il cinema non morirà mai, mio fratello Carlo mi manca…”

Enrico Vanzina a Domenica In
Enrico Vanzina intervista esclusiva (Newsby.it)
newsby Matteo Fantozzi18 Gennaio 2023


Enrico Vanzina è uno dei più grandi maestri del cinema italiano, noto per aver scritto tantissime commedie di culto come Vacanze di Natale e Sapore di Mare. A lungo ha collaborato con suo fratello Carlo Vanzina e oggi continua il suo lavoro anche dopo la dolorosa scomparsa di quest’ultimo.

Abbiamo avuto l’onore di averlo in esclusiva ai nostri microfoni per raccontare il suo cinema e la situazione in cui versa il nostro paese dal punto di vista dello spettacolo. Ne è uscita un’intervista piena di spunti interessanti e di acute riflessioni.

Enrico Vanzina a Domenica In
Enrico Vanzina intervista esclusiva (Newsby.it)

Vacanza di Natale e Sapore di Mare compiono quarant’anni, che esperienze sono state?
“Belle. Sono stati due film abbastanza importanti o molto importanti della carriera mia e di mio fratello. Hanno lasciato un segno e nel corso del tempo hanno preso ancora più peso di quanto visto all’inizio. Sono due film che hanno viaggiato nel tempo. Il tempo è il critico più galantuomo e ha decretato per loro un destino inevitabile”.

Sono film che hanno descritto il nostro paese e lei continua a farlo.
“Sapore di Mare è un film sulla nostalgia, girato negli anni ottanta che raccontava gli anni sessanta, con un finale piuttosto forte, uno dei più belli della commedia degli ultimi anni in Italia. Vacanze di Natale è una fotografia di un certo momento del paese, che in maniera leggero, nel momento di svago delle vacanze, mette in scena degli spaccati di società che vanno dalla borghesia, dalla musica, dalle mode, dai tic. Ha fotografato in maniera precisa quel momento, mescolando leggerezza e una certa profondità. Quello che nessuno ha capito, io e Carlo abbiamo fatto pochissimi film di Natale, che questi erano film di osservazione con un fondamento importantissimo che era il romanticismo. Sono due commedie romantiche in realtà. In Sapore di mare è evidente, in Vacanze di  Natale non sembra ma la parte sentimentale la rende migliore di altre”.

Lei e suo fratello condividete con Christian De Sica il fatto di avere un padre straordinario, Steno come Vittorio De Sica. Come l’avete vissuto voi e come Christian?
“Fino in fondo per Christian non lo so. Tutti l’abbiamo visto in maniera naturale. nascere in una famiglia di cinema ti da un vantaggio enorme, nei cromosomi da piccolo conosci il cinema da dentro, frequenti tante persone da cui impari tantissimo. Devi decidere quindi se proseguire o no a un certo punto. Carlo non ha mai avuto dubbi e molto presto è diventato aiuto regista di Mario Monicelli con film incredibili come Amici Miei e l’Armata Brancaleone, diventando poi aiuto regista di Alberto Sordi. Io all’inizio volevo solo scrivere, sono stato risucchiato piano piano dal cinema. Poi anche io ho fatto l’aiuto regista. Non è stata una scelta, ne vedevo tutti i lati negativi. Si tratta di un mondo di competizione, dove se sbagli sei fuori. Nostro padre non voleva facessimo cinema perché ne vedeva le durezze, poi dopo c’è il problema che hai un padre ingombrante dal punto di vista del nome come De Sica che aveva in Vittorio un monumento. In partenza hai qualche vantaggio, dopo no perché c’è il paragone continuo. Ho tantissimi amici che hanno vissuto la stessa cosa dai figli di Risi a quelli di Comencini, di Tognazzi, di Manfredi. Tante persone nascono nel mondo dello spettacolo e poi si avviano, questo è complicato. Sia mio padre che Vittorio De Sica quando hanno visto i nostri esordi si sono convinti che ce l’avremmo fatta. Mio papà mi chiamò per scrivere una delle commedie più importanti del periodo e rimane un cult come Febbre da Cavallo. Se non avesse fiducia non mi avrebbe chiamato per un compito del genere. Lo stesso Vittorio De Sica dava tantissimi consigli a Christian e lo spingeva. Non era detto, Christian ha avuto un inizio complicato, è partito bene poi sembrava fosse più portato per il teatro. Con Sapore di Mare l’abbiamo imposto e con Vacanze di Natale si è consolidato. Il fratello di Christian faceva il musicista e ha scelto una strada diversa. Effettivamente c’è un problema, bisogna cercare di non pensare di essere bravi come i nostri genitori, ma dobbiamo fare il nostro meglio perché il vantaggio iniziale è molto forte”.

A livello professionale quanto le manca suo fratello Carlo?
“Mi manca tantissimo ma più che a livello professionale a livello umano. Io ho fatto 120 film e con Carlo ne ho fatti 60. Abbiamo vissuto tutta la vita insieme. Mi manca il fatto fisico, della frequentazione quotidiana. Per il resto è sempre qui con me. Adesso che vado avanti è come se fosse qui e gli domando come farebbe le cose e mi risponde. Era un uomo molto particolare, riservato e con le idee chiare. Quello che ha permesso il piccolo miracolo di due fratelli che hanno lavorato tanti anni insieme vedevamo le cose nello stesso modo. Non abbiamo mai avuto grandi discussioni e la visione di cosa fare era molto precisa e viene dal pensiero di nostro padre. Siamo ancorati nella commedia all’italiana che poi è cambiata. Quei fondamentali imparati da Age e Scarpelli, Comencini, Sordi, Dino Risi, Monicelli, mi ricordo addirittura Totò. C’è un modo di fare la commedia in Italia che non cambia, ma che è mutata molto. Noi eravamo rimasti attaccati al modello di Scola ed è stato un miracolo per lo stesso modo di vedere le cose”.

In Italia perché si criticano sempre i prodotti di casa nostra?
“Questo è accaduto proprio negli ultimi anni. C’è un pregiudizio di fondo sulla commedia, anche se non ho fatto solo quelle. In Italia per ragioni ideologiche la commedia è sempre stata vista male, trattata come un genere minore. Invece la Commedia all’italiana è quella che ha raccontato meglio l’Italia nessuno tra teatro e libri l’hanno fatto. Se fossi il Ministro della Cultura la farei studiare a scuola per capire da dove veniamo. Sono stati i Cahiers du Cinema a rivalutarla, hanno scoperto Risi e l’hanno mandata ovunque. Il problema è che ultimamente non si fa quella commedia lì. La vera commedia è il tema drammatico trattato in maniera leggera. Oggi si fanno solo storie d’amore. Non c’è poi più quella divisione tra attore, regista, produttore, sceneggiatore che c’era una volta. Oggi gli attori sono produttori di loro stessi, scrivono loro, fanno i film da soli. Il cinema è un lavoro di gruppo, quando sento qualcuno che dice “il mio cinema” gli vorrei menare. Prendiamo alla musica che è fondamentale, pensate a Fellini senza Rota e Leone senza Morricone. E soprattutto la scrittura, perché il cinema è fondamentalmente scritto. Tutto quello che noi vediamo sullo schermo è stato pensato, scritto e immaginato. Abbiamo un cinema che è molto egocentrico, autoreferenziale e per questo ha perso smalto”.

Tra le nuove leve a lei chi piace? 
“Sulla regia di giovani ce ne sono pochissimi oggi perché sono stati attratti dalla falena del film d’autore. Abbiamo una carrellata di registi di quelli che chiamiamo film impegnati, non si rendono conto che i film di commedia sono più d’autore dei film d’autore. Cito Il Sorpasso o C’eravamo tanto amati come si fa a dire che non sono dei film d’autore? La nuova generazione racconta poco la sua realtà, ma racconta emarginazione, periferie, c’è un’attenzione a un certo tipo di neo-neorealismo e meno attenzione al racconto della realtà quotidiana. In questo momento di registi giovani che fanno cinema che piace a me ne vedo pochi. Mi piacciono alcuni registi che fanno cose diverse da me come Matteo Garrone e Paolo Sorrentino che non sono più giovanissimi.”

Il lockdown ha allontanato le persone dalla sala, siamo tornati in sala con un po’ di difficoltà soprattutto per i giovani che non sono abituati. Lo streaming ucciderà la sala? 
“Negli altri paesi non è così, dopo tutte queste catastrofi tra Covid e guerra è un momento complicato del pianeta In occidente c’è una netta ripresa del cinema, solo da noi non va avanti questa ripresa e non capisco perché. Forse la risposta è che i film non sono un granché”.

Progetti per il futuro?
“Non mi piace mai parlare di futuro perché come diceva Einstein arriva troppo presto. Sto scrivendo delle cose, ho due-tre progetti. Faccio tantissime cose sono giornalista, scrivo romanzi. Sto seguendo il giallo Il cadavere nel Canal Grande che è un giallo edito da Harper & Collins e ambientato nel settecento. Sto preparando qualcosa per una piattaforma, una cosa molto complicata per il cinema. Sto scrivendo una commedia per me alla Woody Allen”.

La ringrazio maestro…
“Sono io che ringrazio voi per questo spazio concesso. Saluto tutti gli affezionati del cinema. Il cinema non muore mai, sono nato in un periodo in cui nacque la televisione, sembrava la fine invece siamo sempre qua”.