Xylella, cos’è il batterio che distrugge gli ulivi e come possiamo sconfiggerlo grazie ai cani

Con migliaia di ulivi già abbattuti e l’epidemia ancora in stato di avanzamento, è fondamentale individuare tempestivamente le piante infette

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Immagine | Pixabay @ Ulrike Leone
newsby Benedetta Leardini24 Gennaio 2023


Sono più di 6,5 milioni gli alberi di ulivo in Puglia colpiti dal batterio Xylella fastidiosa, che provoca il disseccamento della pianta e per il quale non esiste cura. Una grave epidemia scoppiata nel 2013 in queste zone e che, da allora, sta causando un gravissimo danno alla produzione olivicola salentina.

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Immagine | Pixabay @ mehmet lafdinleten

Cos’è la Xylella

La Xylella fastidiosa è un patogeno batterico delle piante trasmesso da insetti che si nutrono di linfa xilematica, o linfa grezza, quella che dalle radici della pianta porta nutrimento alla chioma. Il batterio è connesso a diverse malattie che colpiscono un’estesa varietà di piante in tutto il mondo. Causa ad esempio la malattia di Pierce nella vite, la clorosi variegata sugli agrumi, la pesca fasulla sul pesco e la sindrome del disseccamento rapido nell’olivo. Il batterio è diffuso in America del Nord e del Sud, e negli ultimi anni ha raggiunto l’Europa. Esistono cinque sottospecie riconosciute di Xylella fastidiosa: fastidiosa, morus, multiplex, pauca e sandyi.

L’arrivo del batterio in Italia

Nell’ottobre 2013 viene rilevato il primo focolaio di Xylella fastidiosa in alcuni olivi in provincia di Lecce, in Puglia. Si tratta del primo caso accertato nell’Unione europea. Da allora la sua presenza è stata segnalata anche in Francia (nella regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra e in Corsica), Spagna (Isole Baleari) e Portogallo. Secondo un recente studio il batterio sarebbe giunto in Italia nel 2008 dalla Costa Rica attraverso alcune piante di caffè importate.
Purtroppo il contagio non è stato bloccato sul nascere a causa anche di una querelle tra scienziati, coltivatori, classe politica e opinione pubblica, e dalla provincia di Lecce l’area colpita si è estesa sempre più verso nord, fino a toccare la provincia di Bari. Solo negli ultimi sei mesi sono state individuate come infette 242 piante, che sono state abbattute.

Gli “Xylella Detection Dogs”

Con migliaia di ulivi già abbattuti e l’epidemia ancora in stato di avanzamento, diventa fondamentale individuare tempestivamente le piante infette, sia per prevenire l’arrivo del batterio in territori indenni sia per contrastare la sua avanzata dove è già presente. A questo scopo è in corso un progetto sperimentale volto all’addestramento e all’impiego di unità cinofile per il rilevamento precoce della Xylella. I recettori presenti sul naso del cane infatti sono in grado di riconoscere particolari molecole, una caratteristica da molti anni impiegata dall’uomo per individuare droghe, esplosivi e organismi patogeni.

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Immagine | Pixabay @ Susanne Nicolin

Il progetto

Finora i protocolli hanno dimostrato che gli XDD – Xylella Detection Dogs – sono in grado di identificare il patogeno individuando “l’odore specifico” prima della comparsa dei sintomi della malattia. Sintomi che, in alcuni casi, non sono nemmeno percepibili all’occhio umano. Il progetto è partito nel giugno 2021 e ora la sperimentazione procede in ambiente reale, ovvero nel medesimo contesto in cui i cani sono chiamati a intervenire. In seguito, squadre di cani addestrati potrebbero essere impiegate nei controlli all’interno dei vivai e presso i punti di importazione di piante dall’estero, come porti, aeroporti e punti di confine.


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