Sesta estinzione di massa, secondo uno studio sarebbe già iniziata

La scomparsa di un elevato numero di specie di molluschi indica che il fenomeno potrebbe essere in corso da più di cinquecento anni

L'estinzione starebbe riguardando soprattutto i molluschi (Pixabay)
L'estinzione starebbe riguardando soprattutto i molluschi (Pixabay)
newsby Alessandro Bolzani17 Gennaio 2022


Nel corso degli ultimi 500 anni è estinto circa il 10% delle specie conosciute. Questo dato, emerso da uno studio coordinato dall’Università delle Hawaii e il Museo di storia naturale di Parigi, indica che la sesta estinzione di massa potrebbe essere tutt’ora in corso. Pubblicata sulla rivista Biological Reviews, la ricerca si è focalizzata soprattutto sulla perdita di biodiversità dei molluschi. Robert Cowie, primo autore dello studio, ha osservato che “il drastico aumento dei tassi di estinzione delle specie e il calo dell’abbondanza di molte popolazioni animali e vegetali sono ben documentati”. Nonostante queste evidenze, alcuni ricercatori negano che “tali fenomeni equivalgano a un’estinzione di massa”.

L’estinzione di molte specie di invertebrati

Secondo gli autori dello studio, molti scienziati negano la sesta estinzione di massa perché hanno una visione parziale del problema. La maggior parte degli esperti, infatti, tende a osservare solo quello che sta avvenendo tra le specie più “in vista”. Quest’ultime però rappresentano solo una piccola porzione della biodiversità mondiale. Se si sposta il focus sul mondo degli invertebrati è possibile osservare una tendenza preoccupante: dal 1500 in poi sono scomparse tra le 150mila e le 260mila tra le specie note (tra il 7,5 e il 13% del totale). “L’inclusione degli invertebrati è la chiave che conferma che stiamo davvero assistendo all’inizio della sesta estinzione di massa nella storia della Terra”, ha dichiarato Cowie. Il tasso di estinzione è maggiore tra gli animali che vivono sulla terraferma rispetto a quelli che popolano gli oceani o gli specchi d’acqua dolce.

Una tesi divisiva

Gli autori dello studio spiegano che esistono molti negazionisti della sesta estinzione di massa. Non mancano, inoltre, alcuni tesi che sostengono come il cambiamento in atto vado interpretato come una sorta di “correzione” degli ecosistemi ad opera dell’uomo. “Negare la crisi, accettarla senza reagire, o addirittura incoraggiarla costituisce un’abrogazione della responsabilità comune dell’umanità e apre la strada nel continuare in questa triste traiettoria verso una sesta estinzione di massa“.


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