Morire è un po’ come sognare? Lo indica la scansione di un cervello morente

Per la prima volta, un gruppo di scienziati è riuscito a registrare l’attività cerebrale negli ultimi istanti di vita di una persona. Sono emerse attività simili a quelle che regolano i sogni e i ricordi

Una scansione di un cervello morente
© Department of Neurosurgery, School of Medicine, University of Louisville, Louisville, KY, United States
newsby Alessandro Bolzani22 Febbraio 2022


Per la prima volta, un gruppo di scienziati è riuscito a registrare l’attività del cervello negli ultimi istanti di vita di una persona. La scansione, effettuata su un uomo di 87 anni, ha permesso di individuare delle attività analoghe a quelle associate ai sogni, alla meditazione e alla rievocazione dei ricordi. Il paziente è morto di arresto cardiaco durante un’elettroencefalografia, rendendo possibile la misurazione della sua attività cerebrale durante il decesso.

I ricercatori hanno pubblicato i risultati ottenuti sulla rivista Frontiers in Ageing Neuroscience.

L’analisi dell’attività del cervello

Analizzando l’attività del cervello durante gli ultimi istanti di vita del paziente, i ricercatori hanno scoperto che l’uomo potrebbe aver rivissuto alcuni dei momenti più significativi della propria esistenza. Questa informazione combacia con quanto riferito da chi ha vissuto un’esperienza pre-morte. “Sfruttando gli stessi meccanismi coinvolti nella rievocazione dei ricordi, il cervello potrebbe mostrarci dei brevi flash di momenti importanti della nostra vita appena prima della morte”. Lo ha spiegato Ajmal Zemmer, neurochirurgo dell’Università di Louisville e autore dello studio.
Secondo i ricercatori, i risultati indicano che il cervello potrebbe restare attivo negli ultimi momenti di vita di una persona e persino dopo la morte. “I dati raccolti mettono in dubbio la nostra comprensione del momento esatto in cui termina la vita”, ha osservato Zemmer. “Inoltre, ci inducono a ulteriori riflessioni su temi come le tempistiche dell’espianto degli organi per la donazione”, ha aggiunto.

I prossimi passi della ricerca

Lo studio condotto dal team di Zemmer è il primo a osservare l’attività del cervello durante la morte di un essere umano. Tuttavia, in passato erano stati condotti degli studi simili sui ratti e avevano portato a dei risultati analoghi. Per verificare l’accuratezza dei dati raccolti saranno necessari ulteriori approfondimenti, anche perché il paziente coinvolto nella ricerca aveva subito dei danni cerebrali a causa delle convulsioni di cui soffriva.


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