Buco dell’ozono, dal timore per la Terra alla chiusura: cosa sappiamo

Il risultato è frutto dell'impegno globale nell'eliminazione delle sostanze chimiche che riducono lo strato di ozono

Buco dell'ozono
Immagine | @World Meteorological Organization
newsby Redazione10 Gennaio 2023


Il buco dell’ozono, un tempo considerato il più grande pericolo ambientale per il pianeta, si dovrebbe chiudere del tutto, nella maggior parte del mondo, entro il 2040. L’obiettivo è stato annunciato dalla World Meteorological Organization dell’Onu. Il risultato è frutto dell’impegno che ha portato all’eliminazione globale delle sostanze chimiche che riducono lo strato di ozono.

Verso la chiusura del buco dell’ozono

In circa 20 anni il buco dell’ozono dovrebbe chiudersi nella maggior parte del mondo. È la previsione degli scienziati che hanno presentato i risultati del loro lavoro al 103° meeting annuale dell’American Meteorological Society. Il rapporto conferma che l’eliminazione di quasi il 99% delle sostanze che riducono lo strato di ozono ha portato a proteggere lo strato e a un suo notevole recupero nella stratosfera superiore. Riducendo anche l’esposizione umana ai dannosi raggi ultravioletti (UV) del sole. Secondo gli scienziati, se le politiche rimarranno in vigore, lo strato di ozono dovrebbe tornare ai valori del 1980 (prima della comparsa del buco dell’ozono) entro il 2040 in quasi tutto il mondo. Il ripristino totale dello strato sopra l’Artico è previsto entro il 2045, sopra l’Antartide entro il 2066. Le variazioni delle dimensioni del buco dell’ozono antartico, soprattutto tra il 2019 e il 2021, sono state influenzate dalle condizioni meteorologiche.

Buco dell'ozono
Immagine | @World Meteorological Organization

L’impegno globale che sta portando al successo

Dopo l’allarme negli anni ’80, lo strato di ozono è migliorato in maniera costante grazie agli impegni presi nel protocollo di Montreal del 1989. L’accordo internazionale ha contribuito a eliminare il 99% delle sostanze chimiche che riducono lo strato di ozono, come i clorofluorocarburi (CFC) utilizzati come solventi e refrigeranti. L’Onu afferma che l’azione intrapresa è stata anche un’arma contro la crisi climatica. I CFC sono gas serra e il loro uso avrebbe innalzato le temperature globali di un grado centigrado entro la metà del secolo. Si sarebbe quindi peggiorata una situazione già preoccupante. I progressi non sono sempre stati lineari. Nel 2018 gli scienziati hanno rilevato un aumento dell’uso di CFC in Cina. Inoltre, la sostituzione dei CFC con gli idrofluorocarburi (HFC) non è stata semplice. Gli HFC sono gas serra. È stato quindi necessario un ulteriore accordo internazionale, raggiunto a Kigali, per frenarne l’uso.

L’impatto sul cambiamento climatico

Il gruppo di valutazione scientifica ha ribadito l’impatto positivo che il trattato di Montreal, assieme a quello di Kigali del 2016, ha avuto per il clima. Gli HFC non riducono direttamente l’ozono, ma sono potenti gas per il cambiamento climatico. Il gruppo di valutazione scientifica ha stimato che questo emendamento eviterà un riscaldamento di 0,3-0,5°C entro il 2100. Questa previsione non include i contributi delle emissioni di HFC-23.

Buco dell'ozono
Immagine | @World Meteorological Organization

La ricerca scientifica sul buco dell’ozono

L’ultima valutazione è stata effettuata sulla base di ampi studi e dati raccolti da un gruppo internazionale di esperti, tra cui emmbri dell’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO), del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) , National Aeronautics and Space Administration (NASA) e Commissione Europea. Per la prima volta, il gruppo di valutazione scientifica ha esaminato i potenziali effetti sull’ozono dell’aggiunta intenzionale di aerosol nella stratosfera (SAI). Il SAI è stato proposto come potenziale metodo per ridurre il riscaldamento climatico aumentando la riflessione della luce solare. Tuttavia, le conseguenze indesiderate del SAI “potrebbero anche influenzare le temperature stratosferiche, la circolazione e la produzione di ozono, i tassi di distruzione e il trasporto”.


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