La sindrome di Asperger è un limite? Le storie di chi ha dimostrato il contrario

Sono molte le persone che sono riuscite a raggiungere il successo nonostante le difficoltà relazionali spesso associate a questo disturbo pervasivo dello sviluppo

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Elon Musk. Foto Wikimedia Commons
newsby Alessandro Bolzani18 Febbraio 2022


La sindrome di Asperger è un disturbo pervasivo dello sviluppo. Buona parte della comunità scientifica la considera una forma di autismo “a elevato funzionamento”, quindi più lieve di altre e senza ritardo intellettivo. È stata descritta per la prima volta nel 1944 dal pediatra austriaco Hans Asperger, da cui prende il nome. Le persone che convivono con questa sindrome trovano difficoltoso stabilire delle relazioni, condividere le loro emozioni con gli altri e adattarsi alle consuetudini d’interazione interpersonale. Inoltre, tendono a fissarsi su alcuni specifici interessi, arrivando spesso a renderli “il centro del loro mondo”. Se da un lato queste “ossessioni” possono rendere complicate le interazioni sociali, dall’altro possono anche rappresentare un trampolino di lancio verso dei traguardi incredibili. A dimostrarlo ci sono le storie di tanti personaggi famosi con la sindrome di Asperger.

Le celebrità con la sindrome di Asperger

Lo scorso anno, Elon Musk ha rivelato sul palco del Saturday Night Live di avere la sindrome di Asperger. Il fondatore di SpaceX è uno degli uomini più ricchi al mondo e nel corso degli anni è stato coinvolto in progetti che, in un modo o nell’altro, hanno cambiato la società moderna. “So che dico o posto cose strane, ma è così che funziona il mio cervello. A chiunque io abbia offeso, voglio solo dire che porto le persone su Marte”, ha scherzato Musk, parlando della sua esperienza con la sindrome di Asperger.

Anche la giovane attivista svedese Greta Thunberg convive con lo stesso disturbo. “La mia visione del mondo è leggermente diversa e si basa su un’altra prospettiva. Io ho un interesse speciale, cosa comune per le persone nello spettro autistico”, ha spiegato in passato.

La sindrome di Asperger nel mondo del cinema

Daryl Hannah, attrice famosa per pellicole come Kill Bill e Blade Runner, ha dichiarato di avere la sindrome di Asperger e ne ha parlato in alcune interviste. Ha raccontato che sua madre la ritirò da scuola per consentirle di restare per circa un anno nel suo mondo immaginario, prima di reintegrarla poco per volta nella società. Durante la crescita, la futura star ha preso maggiore confidenza con le altre persone ma ancora oggi non si sente del tutto a proprio agio. Ciò non le ha comunque impedito di avere una bellissima carriera nel mondo del cinema. Un discorso simile vale anche per Anthony Hopkins, che ha scoperto in tarda età di avere la sindrome di Asperger. Questa diagnosi non l’ha sorpreso più di tanto. L’attore si è sempre sentito inquieto e poco propenso alle relazioni sociali, caratteristiche che fino a qualche anno fa si era sempre limitato ad associare ai propri stati d’animo. Anche l’attore e sceneggiatore Dan Aykroyd ha scoperto di avere la sindrome di Asperger abbastanza tardi. La sua grande fissazione per i fantasmi è stata di ispirazione per il film Ghostbusters.

Sabrina Paravicini ha un figlio con la sindrome di Asperger e ha affrontato l’argomento nel suo docu-film “Be Kind”. L’attrice ha raccontato di aver notato i primi segni del disturbo quando il piccolo Nino aveva solo 18 mesi. Nel suo documentario, Paravicini ha raccontato il percorso di crescita del figlio con grande delicatezza, cercando di portare avanti un’importante opera di sensibilizzazione.

Uno sguardo al passato

Esistono alcuni personaggi famosi ai quali la sindrome di Asperger non è mai stata diagnosticata, ma che secondo alcuni esperti esibivano tutte le caratteristiche del disturbo. È il caso, per esempio, del geniale Albert Einstein, che da bambino passava molto tempo da solo e tendeva a ripetere in maniera ossessiva le stesse frasi. Anche Andy Warhol, uno dei nomi più importanti della Pop-Art, potrebbe aver avuto la sindrome di Asperger. Lo stesso vale per Steve Jobs, Alan Turing e Wolfgang Amadeus Mozart.


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