Pfizer venderà i suoi farmaci al prezzo di costo nei Paesi più poveri

La lista include il trattamento per il Covid-19 Paxlovid, Ibrance, un medicinale per il trattamento del tumore al seno e il vaccino pneumococcico Prevenar 13

Pfizer
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newsby Alessandro Bolzani25 Maggio 2022


Pfizer renderà disponibili i suoi farmaci brevettati, incluso il trattamento per il Covid-19 Paxlovid, in 45 dei Paesi più poveri del mondo. Secondo quanto riferito dalla Bill & Melinda Gates Foundation, in queste nazioni l’accesso ai nuovi trattamenti è difficoltoso e il loro arrivo (non sempre possibile) può richiedere anni. La scelta di Pfizer potrebbe cambiare la situazione, almeno in parte. Il colosso statunitense ha dichiarato che renderà disponibili 23 farmaci e vaccini brevettati, in grado di curare infezioni, alcuni tipi di cancro e patologie rare ed infiammatorie. La lista include anche Ibrance, un medicinale per il trattamento del tumore al seno, il vaccino pneumococcico Prevenar 13, il farmaco contro l’artrite reumatoide Xeljanz e i farmaci anti-cancro Xalkori e Inlyta. Non manca neppure Comirnaty, il vaccino anti-Covid sviluppato da Pfizer in collaborazione con BionTech.

Il supporto di Pfizer ai Paesi in difficoltà

In un’intervista, Albert Bourla, l’amministratore delegato di Pfizer, ha dichiarato che tutti i farmaci resi disponibili saranno utili. “Chiaramente Paxlovid avrà un peso maggiore. Chiunque ne avrà bisogno potrà ottenerlo immediatamente”, ha sottolineato. Anche i nuovi farmaci e vaccini che Pfizer lancerà in futuro verranno venduti nei Paesi poveri al prezzo di costo. Le nazioni in questione coprono buona parte dell’Africa e parte dell’area sudorientale dell’Asia. Cinque Paesi, Ruanda, Ghana, Malawi, Senegal e Uganda, hanno già accettato l’accordo, che era stato annunciato al World Economic Forum a Davos.

Negli scorsi mesi Pfizer era stata ampiamente criticata per la distribuzione del suo vaccino anti-Covid, che nei Paesi più poveri era arrivato molto tardi. Bourla ha dichiarato di essere stato messo al corrente delle difficoltà che hanno complicato l’arrivo delle dosi, inclusa l’assenza di infrastrutture sanitarie adeguate in alcune nazioni. “Questa volta non ci limiteremo a fornire i prodotti, ma aiuteremo anche a mettere in piedi dei sistemi che rendano possibile utilizzarli”.


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