Un possibile contrasto al Coronavirus, assolutamente domestico ma che può avere la sua importanza nel quadro generale di un’emergenza sanitaria dalla portata sempre più drammatica. Uno studio condotto da un gruppo di fisici dell’Università del New Mexico ha infatti stabilito che tenere il più possibile aperte le finestre può avere un’importanza non indifferente nel contrasto alla trasmissione del virus Sars-Cov-2.
Secondo quanto stabilito dallo studio, i cui risultati sono pubblicati sulla rivista ‘Physics of Fluids‘, la continua ventilazione avrebbe l’effetto di ridurre significativamente la presenza di minuscole particelle virali sospese nell’aria. Si tratta del cosiddetto “aerosol“, o la trasmissione “airborne“. Un veicolo di contagio da Coronavirus molto pericoloso, in particolare negli ambienti chiusi.
L’aerosol si verifica durante la respirazione o addirittura anche soltanto mentre si parla. In queste situazioni, infatti, l’uomo emette particelle inferiori a 5 micrometri (millesimi di millimetro) che restano sospese nell’aria. La scienza non ha ancora verificato per quanto tempo tali particelle restano nell’aria prima di scomparire, tema molto caldo in tempo di pandemia da Coronavirus. Ma basterebbe far girare l’aria per risolvere il problema.
La trasmissione airborne, inizialmente considerata innocua, solo in tempi recenti tra è entrata nel novero delle potenziali vie di trasmissione del Coronavirus. Lo è per esempio secondo i Centri di controllo e prevenzione delle malattie statunitensi (Cdc). Ecco perché nel frattempo sempre più studi di settore stanno dimostrando come cambiare l’aria in ambienti chiusi possa rivelarsi importante almeno quanto l’igiene delle mani e il distanziamento sociale.
Lo studio pubblicato su ‘Physics of Fluids’ è il frutto di una riproduzione del movimento delle particelle dell’aerosol, in varie condizioni di aerazione all’interno di un ambiente chiuso. Il lavoro, ottenuto tramite modelli computazionali, dimostra che il 70% delle particelle viene eliminato dall’ambiente aprendo le finestre. Sono state però analizzate solo particelle di un micrometro, mentre l’aerosol ne può includere anche altre di dimensioni maggiori o minori. Ma resta un dato tutt’altro che da ignorare. “Lo studio è interessante. Fornisce infatti un’ulteriore prova del ruolo di una buona ventilazione“, ha spiegato Daniele Contini, ricercatore dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr.
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