Citrobacter koseri, cos’è “il batterio killer” di Verona

Nel 2020 l’infezione causata dal microrganismo ha colpito 89 neonati presenti all’Ospedale della Donna e del Bambino, che sono morti o hanno subito dei gravi danni fisici a causa dell’utilizzo di acqua da un rubinetto contaminato per la preparazione di latte in polvere

Citrobacter
Citrobacter_freundii (Wikicommons)
newsby Alessandro Bolzani6 Ottobre 2021


Nel 2020, il batterio Citrobacter koseri è diventato tristemente noto a causa delle conseguenze della sua infezione su 89 neonati, che sono morti o hanno subito dei gravi danni fisici a causa dell’utilizzo di acqua da un rubinetto contaminato per la preparazione di latte in polvere. I piccoli si sono ammalati presso l’Ospedale della Donna e del Bambino di Verona. Il nosocomio è da poco tornato al centro dell’attenzione per via dell’iscrizione di sette persone nel registro degli indagati. Si tratta degli ex vertici e dei medici della struttura Francesco Cobello, Chiara Bovo, Giovanna Ghirlanda, Paolo Biban, Evelina Tacconelli, Giuliana Lo Cascio e Stefano Tardivo.

Che cos’è Citrobacter koseri?

Come gli altri batteri del genere Citrobacter, Citrobacter Koseri è presente ovunque nell’ambiente, anche nell’acqua e negli alimenti. È, inoltre, un normale componente della flora batterica intestinale. Nei neonati, negli anziani e negli individui con un sistema immunitario compromesso può causare delle infezioni del tratto urinario, delle vie respiratorie, delle ferite, delle ossa, del peritoneo e dell’endocardio, oltre a meningite e sepsi. In molti casi il contagio occorre in ospedale. L’infezione può verificarsi tramite il consumo di alimenti contaminati. Altre fonti di contagio sono il contatto con superfici o oggetti dov’è presente il batterio, la trasmissione da una persona all’altra o dalla madre al figlio durante il parto.

I sintomi dell’infezione da Citrobacter Koseri

Le infezioni causate dai Critobacter hanno in comune alcuni sintomi, che variano in base all’organo colpito. Nel caso dell’osteomielite e di altre infezioni profonde o cutanee si verificano arrossamento, gonfiore, dolore localizzato e pus. Quando i batteri causano polmoniti, invece, i sintomi più tipici sono la febbre alta, le difficoltà respiratorie, la tosse, l’espettorato, la debolezza (astenia) e il decadimento delle condizioni generali. Per quanto riguarda le infezioni urinarie, il paziente sperimenta difficoltà a urinare, stimolo frequente (pollachiuria), urgenza a urinare, dolore mentre si urina (stranguria), dolore nella regione pelvica e lombare, sangue nell’urina (ematuria), urina purulenta e febbre.

Le sepsi, invece, sono accompagnate da febbre superiore ai 38 gradi, senso di malessere generale, dolori muscolari, brividi e confusione. Se si aggravano o se si verifica lo shock settico può avere luogo anche un calo della pressione sanguigna. Infine, Citrobacter koseri può anche causare una forma molto grave di meningite neonatale, spesso associata ad encefalite necrotizzante e ascessi cerebrali.

Le possibili terapie

La cura più adatta per le infezioni causate dai Citrobacter viene scelta dopo aver eseguito un antibiogramma. Si tratta di un test nel quale viene saggiata, in vitro, la suscettibilità di un microorganismo a diversi antibiotici. Quest’esame non deve essere saltato, perché i Citrobacter sono resistenti alle penicilline e a diverse combinazioni di antibiotici β-lattamici. Alcuni ceppi batterici resistono a più classi di antibiotici e l’unica cura conosciuta per le loro infezioni è la colistina.


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