A 20 anni dalla legge Sirchia come è cambiato il modo di fumare degli italiani

La norma ha avuto un forte impatto culturale sradicando l'abitudine di fumare in ogni tipo di locale pubblico

Sigarette
Immagine | Unsplash @ Pawel Czerwinski
newsby Matteo Bruzzese16 Gennaio 2023


Il 16 gennaio del 2003, esattamente 20 anni fa, finiva l’iter di approvazione della legge Sirchia che tuttora vieta di fumare nei locali pubblici al chiuso. Entrata in vigore di fatto quasi due anni dopo, il 10 gennaio del 2005, la norma ha avuto un forte impatto culturale sradicando l’abitudine, che ora sembra assurda, di fumare nei ristoranti, nei pub e in generale in ogni tipo di locale pubblico. La legge prende il nome dall’allora ministro della Salute, Girolamo Sirchia.

Fumo di sigaretta
Immagine | Unsplash @ Mohcen Cherifi

Cosa è cambiato

Oltre ad aver introdotto il divieto, la legge Sirchia ha portato anche a un cambiamento sociale: fumare in uno spazio pubblico al chiuso non solo non si può fare, ma è ritenuto un atteggiamento da maleducati poco rispettoso nei confronti di chi è nelle vicinanze. Non è sempre stato così: prima dell’approvazione della legge e anche poco dopo ci sono stati molti pareri contrari e forti resistenze. Importante anche l’impatto sui non fumatori, sottratti dall’esposizione al fumo passivo.

Le statistiche

La legge ha contribuito in due decenni a ridurre significativamente il numero di fumatori in Italia, almeno fino al 2019: secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità tra il 2003 e il 2019 la quota di fumatori nella popolazione con più di 15 anni è scesa dal 33% al 22%, ma tra il 2020 e il 2022 si è assistito a un salto in avanti che ha portato la quota al 24,2%. In termini assoluti si tratta di 12,4 milioni di fumatori, 800mila in più rispetto agli 11,6 milioni del 2019. Sono meno di quelli che c’erano nel 2003, ma si tratta di una percentuale che non veniva registrata dal 2006. Chi fuma consuma mediamente 11,5 sigarette al giorno e un fumatore su cinque supera quota 20.

Sigarette elettroniche
Sigarette elettroniche | Unsplash @ CDC

Le nuove tendenze: sigarette elettroniche e tabacco riscaldato

Negli ultimi anni, probabilmente anche a causa della pandemia, le abitudini dei fumatori italiani sono cambiate. Secondo i dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità, a maggio 2022 la quota di italiani che fumano sigarette a tabacco riscaldato è cresciuta dall’1,1% nel 2019 al 3,3% nel 2022, con più di una persona su tre, il 36,6%, che le considera meno dannose delle sigarette tradizionali. Anche gli utilizzatori di sigarette elettroniche sono aumentanti negli ultimi anni, passando dall’1,7% del 2019 all’attuale 2,4%. Proprio l’ex ministro Sirchia ha dichiarato all’Ansa che bisognerebbe “allargare le norme sul divieto di fumo nei luoghi chiusi anche a questi nuovi prodotti, nonché agli spazi esterni dei locali che vengono dichiarati ‘all’aperto’ ma che, tra tettoie e tendoni, di aperto hanno ben poco”. Su quest’ultimo aspetto sono stati fatti passi in avanti a Milano, dove il divieto di fumare è stato esteso alle aree all’aperto in cui ci sono affollamenti, come le fermate dei mezzi pubblici e i dintorni dei locali.


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