Il Movimento 5 Stelle ha deciso di non votare il Dl Aiuti in Senato, ma ha chiaramente affermato che questo non comporta in automatico un no alla fiducia nei confronti di Mario Draghi. “Oggi non partecipiamo al voto di questo provvedimento, perché non ne condividiamo né parte del merito, né il metodo. Ma questa nostra posizione si sottrae alla logica della fiducia al Governo“, ha spiegato infatti la capogruppo Mariolina Castellone. Nonostante questo, però, il presidente del Consiglio potrebbe andare verso una verifica di maggioranza. Importante quindi capire di che cosa si tratti.
Partiamo dal presupposto che tale ipotesi non è emersa solo nel fatidico giovedì 14 luglio del voto in Senato. Diverse forze politiche che contribuiscono al Governo Draghi l’hanno infatti richiesta con il trascorrere delle ore. Il primo partito a muoversi in tal senso è stato Forza Italia, poi seguita anche da chi storicamente si muove in altra area politica come il Pd o Insieme per il futuro, il neonato gruppo parlamentare fondato da Luigi Di Maio.
Ma non è tutto, perché addirittura la Lega potrebbe spingere per questo tipo di soluzione. Se nei giorni scorsi il Carroccio, attraverso le parole di Matteo Salvini e non solo, aveva apertamente parlato di ritorno alle urne, la situazione appare cambiata. E quindi la verifica di maggioranza potrebbe essere approvata da quasi tutte le forze a sostegno di Mario Draghi.
In che cosa consiste, però? Nella sostanza il presidente del Consiglio dovrebbe sostenere una serie di incontri con i vari leader e portavoce delle forze politiche che si aspetta diano la fiducia al Governo. Nel caso in cui si raccolga l’appoggio necessario per portare a termine il mandato, si procede. E la verifica di maggioranza potrebbe da un lato confermare la situazione già in atto, dall’altro vedere qualcuno che si sfila. In quel caso resta comunque praticabile l’opzione del “rimpasto”.
Questa seconda soluzione non è certo inedita in Italia, e prevede un cambio in corsa dell’assetto del Governo. Può consistere nella sostituzione di alcuni ministri e sottosegretari, senza però che si interrompa e concluda l’esperienza dell’intero gabinetto. Condizione imprescindibile, però, è che dalla verifica di maggioranza si confermi la volontà di mantenere come Presidente del Consiglio colui che lo è già. Cioè, in questo caso, Mario Draghi. In caso contrario la crisi vera e propria diventa inevitabile.
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