L’elezione del 13esimo Presidente della Repubblica italiana, iniziata ieri, è uno dei momenti più importanti per la vita politica del nostro Paese. Il Parlamento, in seduta comune (seppur con le limitazioni imposte dall’emergenza sanitaria) è chiamato ad eleggere il prossimo inquilino del Quirinale.
Per farlo, però, bisogna seguire un preciso rituale, dotato anche di un suo “vocabolario”. Vediamo allora insieme quali sono le sei parole che sentiremo più spesso nei prossimi giorni. Ecco i sei termini da conoscere per sopravvivere all’elezione del nuovo Capo dello Stato.
Sono gli aventi diritto al voto, ovvero coloro che materialmente hanno il compito di eleggere il nuovo Presidente riuniti in seduta comune nell’Aula di Montecitorio. Per le elezioni del Quirinale 2022 i grandi elettori sono 1.009 fra deputati, senatori e delegati delle Regioni.
È l’appello nominale per chiamare al voto i grandi elettori. I parlamentari o i delegati regionali sfilano sotto i banchi delle presidenza – dopo il passaggio nelle apposite cabine anti Covid che hanno preso il posto dei vecchi catafalchi – e infilano la scheda nell’urna, nota in gergo come “insalatiera”. Dopo la prima chiama se ne fa una seconda per gli assenti.
Questo termine indica l’operazione di voto vera e propria. Il voto è segreto e nella prima giornata di votazioni è durato circa sei ore, spoglio compreso (vedi sotto). A causa della pandemia, per le elezioni di quest’anno è previsto un solo scrutinio al giorno e non diversi come avveniva in passato.
Lo spoglio è l’ultima operazione che si compie ed esso determina la vittoria di un candidato in corsa per il Quirinale. Dopo che tutti i grandi elettori hanno espresso la loro preferenza, il presidente della Camera dei Deputati procede alla conta delle schede e alla lettura ad alta voce di tutti i voti validi espressi. Nelle precedenti tornate elettorali non sono mancate le sorprese.
Questa parola latina indica il numero di voti necessari affinché l’elezione di un Capo dello Stato sia valida. Per i primi tre scrutini il quorum si raggiunge con una maggioranza qualificata di due terzi degli aventi diritto (637 voti); dal quarto in poi basta la maggioranza assoluta della metà più uno (505).
In gergo politico i franchi tiratori sono coloro che, nel segreto dell’urna, votano contrariamente alle indicazioni del proprio partito o schieramento politico. Nel corso della storia hanno segnato in maniera determinante la corsa di diversi candidati al Colle, affossandone alcuni la cui vittoria era data per certa.
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