Opzione donna, accise e porti chiusi: le promesse mancate del governo Meloni

Un confronto tra i programmi elettorali dei partiti della coalizione di centrodestra e le ultime decisioni prese permette di notare delle grosse incongruenze

Governo Meloni
Foto | Facebook @Giorgia Meloni
newsby Alessandro Bolzani13 Gennaio 2023


Sono passati meno di tre mesi dall’insediamento del governo Meloni. Troppo pochi per dare dei giudizi definitivi sull’operato di premier e ministri, ma abbastanza per ravvisare alcune contraddizioni tra le promesse fatte nel corso della campagna elettorale e quanto effettivamente deciso una volta al potere. Se su alcuni temi c’è stata una certa coerenza con le dichiarazioni presenti nei programmi di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, su altri è stata scelta una strada spesso opposta, che non tutti gli elettori hanno accolto con favore. E se è vero che per ora i sondaggi premiano ancora i partiti della coalizione di centrodestra, alcune promesse mancate potrebbero portare a una situazione diversa nel giro di qualche mese.

Parlamento
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Opzione donna non è stata potenziata, ma quasi smantellata

L’ultima legge di bilancio ha portato a dei cambiamenti significativi per opzione donna, lo scivolo pensionistico che negli ultimi anni ha permesso a molte donne di lasciare il mondo del lavoro qualche anno prima del previsto. Per via dei nuovi paletti introdotti, nel corso del 2023 appena tremila lavoratrici potranno andare in pensione in anticipo. Si tratta, nello specifico, di donne che rispettano uno di questi requisiti:
• Hanno un’invalidità superiore o uguale al 74%;
• Assistono il coniuge o un parente con handicap;
• Sono state licenziate o sono dipendenti di imprese con aperto un tavolo di crisi.

Inoltre, ora anche il numero di figli è una discriminante: chi ne ha uno e soddisfa i requisiti elencati può andare in pensione a 59 anni, mentre chi ne ha due o più può andare a 58 anni.

Questa soluzione non è quella presente nei programmi elettorali di Fratelli d’Italia e della Lega. Se nel primo si parlava di rinnovo della misura “Opzione donna”, nel secondo si ventilava addirittura la possibilità di rendere strutturale il trattamento pensionistico.

Il governo Meloni e il mancato taglio delle accise

Nel punto 17 del programma elettorale di Fratelli d’Italia c’è un passaggio molto importante alla luce di quanto avvenuto negli ultimi giorni. Il partito aveva promesso di impegnarsi per la “sterilizzazione delle entrate dello Stato da imposte su energia e carburanti e automatica riduzione di Iva e Accise”. Questa promessa non è stata mantenuta, perché il governo Meloni ha bloccato in legge di bilancio il taglio delle accise voluto dal precedente esecutivo. Una scelta controversa, motivata parlando della necessità di concentrare le risorse su altre forme di aiuto per fare fronte al caro energia.

Benzina
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Con il governo Meloni gli sbarchi non sono diminuiti

Durante la campagna elettorale, gli esponenti della coalizione di centrodestra hanno a più riprese promesso una netta riduzione del numero degli sbarchi di migranti. Se è vero che il governo Meloni ha inasprito le regole riguardanti le Ong, ciò non ha influito più di tanto sugli arrivi in Italia, almeno per ora. Come rilevato dal sito Pagella Politica, “da quando si è insediato il governo Meloni al 10 gennaio 2023, gli sbarchi sono stati quasi 31.200: un numero di fatto doppio rispetto allo stesso periodo a cavallo tra 2021 e 2022”. Ciò contraddice quanto detto dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, nel corso di un’intervista a L’aria che tira: “I primi due mesi di azione di questo governo hanno fatto segnare una flessione della curva di crescita degli sbarchi rispetto all’anno precedente”.


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