POLITICA

Green pass in Parlamento, perché il personale non ha (per ora) l’obbligo?

L’obbligo di green pass per tutti i lavoratori – pubblici e privati – varrà anche per gli eletti e per i lavoratori di Camera e Senato? A rilanciare questa proposta è stato ieri, al termine dell’incontro fra Governo e sindacati a Palazzo Chigi, Pierpaolo Bombardieri, segretario della Uil. “La vita dei nostri lavoratori – ha detto – ha la stessa dignità della politica e per questo abbiamo chiesto che il green pass sia reso obbligatorio anche in Parlamento e il Governo sembra che ci abbia ascoltato e forse non solo su questo punto”.

Ma questa strada è realmente percorribile? Nel testo del decreto sul green pass che oggi approderà in Consiglio dei ministri, infatti, si ipotizza l’inserimento di una norma che rinvii all’autonomia degli organi istituzionali. Per introdurre l’obbligo della certificazione verde in Parlamento, ad esempio, servono delle modifiche ai regolamenti interni. Ma per cambiarli serve un’ampia adesione dei gruppi di deputati e senatori, essendo le loro prerogative garantite dal principio di autodichia, il quale tutela le Camere da ingerenze esterne.

Green pass anche per votare?

Attualmente vige l’obbligo di presentare il certificato con il Qr code solo per entrare al ristorante, in biblioteca e nell’archivio di Camera e Senato. Ma ci si interroga se questo servirà anche per permettere ai rappresentanti del popolo di votare in Aula. A differenza del Parlamento europeo, infatti, quello italiano non ha mai adottato alcun provvedimento per permettere le votazioni da remoto. D’altro canto, in molti obiettano che negare il voto a un deputato o a un senatore no vax sarebbe incostituzionale.

Differente la questione che riguarda commessi, consiglieri e tutti coloro che lavorano in Parlamento. Un eventuale obbligo di green pass potrebbe arrivare solo a seguito di un’apposita decisione degli uffici di presidenza coadiuvati dai questori dei due rami. È però plausibile che – scrive Il Messaggero – la discussione sul tema sia anticipata da un confronto sindacale che si preannuncia complesso. Soprattutto quello con le sigle dell’arcipelago del sindacalismo autonomo molto attive soprattutto a Palazzo Madama.

Alessandro Boldrini

Classe 1998, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione alla Statale di Milano, sono giornalista pubblicista dal 2019. Mi occupo di cronaca nera, giudiziaria e inchieste sulla criminalità organizzata. Ho mosso i primi passi nella cronaca locale, fino a collaborare con il quotidiano statunitense The Wall Street Journal. Sono un attivista antimafia e partecipo come relatore ad assemblee pubbliche sul tema al fianco di magistrati ed esperti del settore. Amo il calcio, la musica, il cinema e la fotografia.

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