Benigni, ritorno alla politica: da Berlinguer all’appello a Mattarella

Roberto Benigni, alla Mostra del Cinema di Venezia, ha scherzosamente ma fattivamente suggerito al Presidente un secondo mandato: è un ritorno alle origini

Roberto Benigni
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newsby Marco Enzo Venturini2 Settembre 2021


Roberto Benigni torna a occuparsi di politica. Certamente non con i toni dissacratori degli esordi, ma con l’approccio sornione che ne ha caratterizzato gli ultimi anni. Eppure il suo appello a Sergio Mattarella a non abbandonare il Quirinale ha scatenato un effetto nostalgia in molti. Che hanno rivisto tracce di quel “Piccolo Diavolo” che fu.

L’appello di Benigni a Mattarella

Il nuovo, vecchio Benigni ha tenuto banco alla cerimonia inaugurale della 78esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, nel corso della quale all’attore e regista premio Oscar è stato assegnato il Leone d’oro alla carriera. “Lei sa – ha dichiarato – l’amore che io porto per lei, presidente. Me lo vorrei baciare, abbracciare. Gli voglio un mondo di bene al presidente Mattarella. Non potete sapere la soddisfazione di essere suo contemporaneo, un presidente meraviglioso“.

Quindi l’appello, giocoso ma effettivo, a prolungare la sua presidenza per un secondo mandato. “Presidente Mattarella, rimanga con noi ancora un po’. Almeno fino alla prossima Mostra del Cinema, rimanga con noi magari fino ai Mondiali di Calcio in Qatar. Perché porta fortuna, porta bene. Deve rimanere, deve rimanere presidente qualche anno in più“, ha dichiarato Benigni. Che, anche a cerimonia conclusa, ha insistito: “Vorrei studiare da Grande elettore per andare a votare alle prossime elezioni per fargli fare il secondo mandato. Lo voglio convincere. È un presidente davvero che ci ha aiutato tanto in questo momento in cui l’Italia ha avuto bisogno di una presenza che ci desse sicurezza. E lui ha fatto tutto questo per tutti noi“.

Il Benigni politico, da Berlinguer in poi

Un endorsement in piena regola, per un grande attore e regista che non ha mai nascosto le proprie idee politiche. E anzi, in passato è stato decisamente sferzante. Non si può che partire da Enrico Berlinguer, serissimo segretario del Partito Comunista che il 16 giugno 1983 si ritrovò “cullato” tra le braccia di Benigni nel corso di un comizio a Roma. Ma ancora prima aveva fatto ampiamente discutere il suo “Wojtilaccio” rivolto a Papa Giovanni Paolo II.

Severissimo con svariati esponenti della Democrazia Cristiana e poi del Partito Socialista negli anni ’80 (seppure sempre con il sorriso sulle labbra), il suo bersaglio privilegiato è però diventato per antonomasia Silvio Berlusconi. Sin dalla sua discesa in campo, letteralmente. Proprio la celebre espressione del Cavaliere entrò infatti in un suo storico monologo del 1996, in cui Benigni ricordò la “discesa in campo che nella sua infanzia comportava espletare esigenze corporali. Nello stesso show contestò anche l’utilizzo di Forza Italia, esclamazione che non sentiva di potere più liberamente pronunciare.

Le tante battute contro Berlusconi e il centrodestra

In quel periodo storico tantissimi furono gli esponenti del centrodestra finiti nel suo personale mirino (da Umberto Bossi a Gianfranco Fini, da Vittorio Sgarbi a Ignazio La Russa, da Roberto Maroni ad Alessandra Mussolini). Particolarmente sbertucciati, però, furono giornalisti storicamente vicini a Berlusconi come Emilio Fede e Giuliano Ferrara. Con entrambi Benigni ebbe dei problemi, così come Iva Zanicchi, canzonata a Sanremo 2009. Tanto che la cantante e conduttrice (all’epoca europarlamentare di Forza Italia) lo accusò di averne determinato l’eliminazione.

Negli ultimi anni, però, Benigni ha abbandonato quasi del tutto le sue esternazioni politiche (una delle ultime resta quella rivolta a Mario Monti, nel 2011) per dedicarsi al nuovo ruolo di divulgatore culturale. E anche per questo le importanti parole su Mattarella, pronunciate a Venezia, hanno fatto scalpore. Nell’attesa, chissà, di ritrovare il suo antico spirito dissacrante concentrarsi sui vari Salvini, Conte, Renzi, Di Maio o Meloni.


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