Decine di migliaia di dimostranti hanno organizzato una marcia di protesta a Budapest, in Ungheria, su invito del partito liberale di opposizione Momentum, rivendicando la libertà di stampa, definita in grave pericolo. Szabolcs Dull, il direttore licenziato da index.hu, il più grande giornale online ungherese, aveva recentemente dichiarato: “La nostra storia è finita”, dopo che i giornalisti della redazione si sono dimessi in massa protesta contro il licenziamento. Il sito d’informazione indipendente, uno dei pochi rimasti nel Paese, era molto critico nei confronti del governo di Viktor Orban e i suoi guai sono cominciati quando un imprenditore vicino al premier nazionalpopulista ha acquistato una partecipazione del 50% nelle società editrice.
“La nostra voce indipendente è in pericolo, minacciata da forze esterne. Rischiamo la chiusura”, aveva scritto qualche settimana fa Szabolcs Dull, licenziato poi dalla direzione di index.hu. Dull ritiene che non sia un caso se la redazione si sia sentita in pericolo. “Per tutto questo tempo”, le sue parole, “ho sempre tenuto a mente gli interessi del team editoriale di Index, così come il suo dovere di caporedattore. Gli eventi delle ultime settimane ci hanno ulteriormente convinto che l’Ungheria ha bisogno di un giornale in cui non siano forze esterne misteriose a decidere cosa finisce sul giornale e chi lo produce. Un giornale che abbia come unico obiettivo quello di informare i lettori, senza volontà politica o economica superiore e irriconoscibile. Dove si possa lavorare liberamente, in modo indipendente”.
Quello di Index non è il primo caso di mancanza di libertà di stampa in Ungheria. Il più grande giornale ungherese, Nepszabadsag è stato chiuso nel 2016, dopo essere stato acquistato dall’oligarca più favorito da Orban. Index negli anni passati ha pubblicato innumerevoli articoli di giornalismo investigativo, smascherando scandali del governo. Dal 2010, il governo di Viktor Orban aveva sistematicamente trasformato i media pubblici in organi di propaganda governativa e ha fatto tacere gli organi indipendenti. La vicepresidente della Commissione Europea, Vera Jourova, si era detta molto preoccupata. Il giorno prima, Orban aveva cantato vittoria per l’annacquamento delle condizioni sul rispetto dello Stato di diritto a cui dovrebbero essere soggetti gli aiuti finanziari europei.
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