Crisi Russia-Ucraina: origini, spiegazione e conseguenze

Come ha avuto origine la crisi tra Russia e Ucraina, cosa sta succedendo e quali le possibili conseguenze a livello mondiale: tutti gli aggiornamenti

Ucraina, si spara a est: civili in fuga verso la Russia
Una foto raffigurante dei soldati
newsby Redazione1 Marzo 2022


L’annessione della penisola di Crimea da parte della Russia nel 2014 ha innescato lo scontro più teso tra Mosca e l’Occidente dalla Guerra Fredda. Da allora, la regione è in stallo, con anni di conflitto tra l’Ucraina e i separatisti filorussi, sostenuti da Putin. Si stima che il conflitto abbia ucciso circa 14.000 persone. A metà novembre dello scorso anno, gli Stati Uniti avevano avvertito gli alleati europei di come la Russia si stesse preparando a invadere l’Ucraina, ammassando truppe vicino al confine, riaccendendo una crisi che era già scoppiata qualche mese prima, ad aprile 2021. Timori che, proprio in queste ore, si sono rivelati fondati.

Come ha avuto origine la crisi tra Russia e Ucraina

Le radici del conflitto risalgono al marzo 2014, quando la Russia annesse la regione ucraina della Crimea. Così come l’Ucraina è geograficamente divisa tra Europa e Russia, altrettanto il popolo ucraino è diviso in due poli: filo-russo e filo-occidentale. Il parlamento di Crimea decise quindi di indire un referendum che avrebbe confermato o meno l’annessione della Crimea da parte della Russia. A seguito del controverso voto del 16 marzo 2014, la Crimea venne annessa dalla Russia nonostante le obiezioni dei tartari di Crimea e di parte del popolo ucraino. Unione europea, Stati Uniti e altri 71 Paesi dell’Onu non ne hanno mai accettato l’esito.

Successivamente, i separatisti filo-russi rivendicarono anche il controllo sull’Ucraina orientale, inclusa la regione del Donbass, che controllavano illegalmente da sette anni. L’intervento militare della Russia innescò una grave spaccatura con le nazioni occidentali, spingendo l’Unione Europea e gli Stati Uniti a imporre sanzioni alla Russia. Un mese dopo, i ribelli sostenuti dalla Russia nel Donbass, principalmente di lingua russa, sequestrarono gran parte delle regioni di Donetsk e Luhansk. I governi occidentali e la Nato accusarono la Russia di aver inviato truppe regolari oltre il confine in Ucraina, ma il Cremlino sostenne che si trattasse di combattenti “volontari”.

Cosa sta succedendo ora tra Ucraina e Russia

Dal 1997 la Russia ha visto entrare nella Nato molti Paesi dell’Est Europa: Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia, Slovenia, Albania, Croazia, Montenegro e Macedonia del Nord. E proprio l’ipotetico ingresso anche dell’Ucraina nella Nato appare come l’ago della bilancia della crisi russo-ucraina. Il Cremlino, infatti, intende mantenere la propria sfera d’influenza nella regione ed è per questo che chiede all’Alleanza Atlantica di ritirare le proprie truppe dalla Polonia, dalle Repubbliche baltiche, oltre che i propri missili da Polonia e Romania. La Russia accusa inoltre la Nato di riempire l’Ucraina di armi e gli Stati Uniti di fomentare le tensioni.

A dimostrazione delle intenzioni del Cremlino, negli ultimi mesi oltre centomila soldati russi sono stati ammassati al confine meridionale con l’Ucraina ed è stato rafforzato il sostegno ai separatisti del Donbass. Il tutto condito da costanti “minacce”, da parte di Mosca, di dure rappresaglie nel caso in cui Kiev avesse agito in modo provocatorio nei confronti di Putin. Minacce che sono sfociate in un vero e proprio conflitto armato, con forti esplosioni nelle principali città ucraine. L’offensiva “non è una guerra, ma un’operazione militare speciale”, ha spiegato Putin.

L’Ue teme ovviamente le conseguenze di questo conflitto. L’Occidente avrebbe voluto ripartire dagli Accordi di Minsk, il cessate il fuoco firmato da Mosca e Kiev nel 2015, che prevedeva anche le elezioni nelle regioni separatiste e il ritiro delle forze filorusse. La Germania aveva minacciato possibili sanzioni nei confronti della Russia, così come altre nazioni europee e l’Italia ha invitato i propri cittadini a lasciare l’Ucraina. Il tutto con la questione del gas russo sullo sfondo. Lo scoppio di un conflitto armato rischia di avere conseguenze pesanti anche per gli Stati Uniti che, dopo l’intervento di Biden a inizio 2021 per allacciare una serie di relazioni “distensive” con il Cremlino, appaiono ancora una volta, agli occhi del mondo, come un arbitro al di qua dell’Atlantico.

Il precedente

Anche tra marzo e aprile 2021 si era verificata una situazione simile a quella attuale, che aveva portato a un picco di scontri tra l’esercito ucraino e gli insorti sostenuti da Mosca, senza trasformarsi però in un conflitto armato. Le tensioni erano placate dopo che Biden, aveva chiamato il proprio omologo russo Putin e aveva offerto un incontro, poi effettivamente svoltosi a Ginevra, in giugno. Ciò aveva alimentato la convinzione che Putin avesse usato la crisi come mezzo per attirare l’attenzione di Biden, concentrata principalmente sulla Cina.

Lo scorso novembre, in occasione dell’ultimo schieramento di truppe russe al confine ucraino, Putin aveva affermato che gli Stati Uniti e i loro alleati non stessero prendendo sul serio le “linee rosse” della Russia e che Mosca avesse bisogno di “garanzie di sicurezza a lungo termine”. In quell’occasione, Putin aveva accusato la Nato di provocare maggiori tensioni fornendo armi letali all’Ucraina e aveva affermato che l’alleanza militare stesse conducendo una campagna di pressione contro di lui. Il ministro della Difesa ucraino, in risposta, aveva chiesto al Pentagono maggiore aiuto per difendere lo spazio aereo e le coste ucraine.

Chi sono i protagonisti dello scontro (e cosa vogliono)

La Russia ha innescato la crisi con l’Ucraina dopo che l’ex stato sovietico aveva iniziato ad avvicinarsi all’Unione Europea. Putin non ha mai nascosto di considerare russi e ucraini come un unico popolo. Nel 2013, l’allora presidente ucraino Viktor Yanukovych, molto vicino a Putin, annunciò di aver sospeso l’accordo di associazione dell’Ue per impedire al Paese di rivolgersi all’Occidente. Questa mossa segnò, di fatto, l’inizio di una profonda crisi nella storia ucraina. Migliaia di persone si radunarono per mesi nella piazza dell’Indipendenza di Kiev per protestare contro la decisione di Yanukovych. Il quale dovette fuggire in Russia perché le proteste si fecero sempre più vibranti.

In quel contesto, l’attuale presidente ucraino Volodymyr Zelensky salì al potere promettendo di portare la pace e lo scorso luglio è stato firmato un cessate il fuoco. Da allora entrambe le parti si sono accusate a vicenda di averlo violato. Il Cremlino vorrebbe che le regioni inquiete del suo vicino ottenessero un’autonomia che desse loro un veto effettivo sui grandi cambiamenti nell’orientamento dell’Ucraina. Vale a dire l’integrazione occidentale sostenuta da una considerevole maggioranza dei suoi 42 milioni di abitanti. Ma concedere alle regioni tali poteri equivarrebbe a un suicidio politico per Zelensky, che sta già lottando per domare la pandemia e frenare la corruzione. Putin, nel frattempo, ha ripetutamente chiarito di considerare l’ambizione dell’Ucraina di aderire alla Nato una minaccia esistenziale. E non vede alcun motivo per scendere a compromessi, come testimoniano i fatti delle ultime ore.

Qual è la posizione dei Paesi occidentali?

Per l’Europa, la guerra in Ucraina si inserisce in un quadro di crisi che, secondo Washington e Bruxelles, celerebbe lo zampino di Mosca. La stretta sulle forniture di gas o i migranti al confine tra Bielorussia e Polonia farebbero parte di una mossa coordinata per destabilizzare il continente. L’Ue e gli USA hanno reagito al dispiegamento di truppe russe al confine con l’Ucraina, sostenendo nel contempo la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina.

In una telefonata con Zelensky, Biden ha riaffermato “sostegno incrollabile alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina di fronte all’aggressione in corso della Russia nel Donbass e in Crimea“. Anche il primo ministro britannico Boris Johnson ha parlato con Zelensky, ribadendo il sostegno del suo Paese alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina. Stoltenberg, ha anche esortato il presidente ucraino a esprimere il sostegno dell’Alleanza atlantica alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina.

Verso fine gennaio, Jeppe Kofold, il ministro degli Esteri danese, ha spiegato come l’Unione Europea sia pronta a imporre delle sanzioni economiche senza precedenti nei confronti della Russia. “La Russia deve sapere che il prezzo da pagare per l’uso di provocazioni e forze militari per cambiare i confini sarà molto alto. Siamo pronti a introdurre le sanzioni più severe di sempre, ancora più salate di quelle del 2014”.
A questo deterrente, risultato però inutile, si sono affiancati vari tentativi di arrivare a una de-escalation. Alcuni leader occidentali, tra cui Emmanuel Macron, hanno cercato la via del dialogo con il Cremlino, senza ottenere risultati concreti. Anche il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha provato a fare un tentativo, incontrando prima il presidente ucraino e poi Putin.

Quali possono essere le conseguenze della crisi tra Ucraina e Russia?

L’invasione dell’Ucraina rischia di far precipitare l’Occidente e la Russia nel peggior scontro dalla fine della Guerra Fredda. Un intervento russo di questa portata, per annettere territori o addirittura rovesciare il governo di Kiev, rappresenta sicuramente la sfida più seria alla sicurezza europea degli ultimi decenni.


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